Un mio collaboratore di professione aiuta ragazzi difficili. Mi ha raccontato di questo ragazzo e delle sue difficoltà e siccome ho ricordato la rabbia che pervade il cuore di molti maschi a quell’età, ci tengo a condividere questa storia, perché credo possa aiutare.

Raul è figlio di immigrati, ha compiuto da poco 18 anni, per sembianze e per la sua capacità di ragionare sembra un uomo fatto e finito, sembra molto più maturo della sua età, certi altri suoi comportamenti e atteggiamenti sono invece pienamente adolescenziali.

Non sono le disomogeneità della sua maturazione però a preoccupare i genitori, ma il fatto che manifesti un velato disprezzo per il suo paese d’origine, quindi anche verso la cultura e le usanze di loro stessi, e un disprezzo, decisamente meno velato, per la situazione personale in cui è ora. Sembra odiare silenziosamente tutto ciò che compone la sua vita.

Quello che molti faticano ad afferrare è che è facile etichettare un ragazzo come “adolescente ribelle” ma dietro a questa spinta alla ribellione ci sono mille pulsioni, sentimenti indecifrabili, nuove scioccanti comprensioni e spesso una sensazione costante di mancanza di armonia ed equilibrio. L’essere umano non è mai semplice.
Fortunatamente i suoi genitori sono persone che si sono “integrate” molto bene, lavoratori onesti e apprezzati, rispettosi del paese che li ha accolti e perfettamente consapevoli della dignità della loro patria di origine. Pur non capendo nulla del “fenomeno Raul” di quello che sta accadendo ogni giorno sotto i loro occhi, hanno la lungimiranza di chiedere aiuto ad uno psicologo. Lo psicologo ritiene che una delle possibili soluzioni ai problemi di Raul sia “scaricare l’energia in eccesso” e gli suggerisce la pratica di uno sport.
È un buon suggerimento ma all’atto pratico, purtroppo, non cambia nulla.

Dopo qualche ulteriore tentativo i genitori portano Raul ad un incontro di Movimento Arcaico tenuto da un mio collaboratore e lì accade qualcosa di stravolgente.

I genitori ci avevano avvisato che quando Raul è assorto, cupo, o anche dopo un suo sbotto immotivato, se qualcuno gli pone domande innocue come “cosa c’è, a cosa stai pensando?” lui si chiude completamente.

Ma dopo la mattinata di pratica di Movimento Arcaico, succede qualcosa di inaspettato.

Nonostante durante il corso abbia partecipato molto attivamente, alla fine della giornata si mostra ancora chiuso, con l’espressione del volto tesa e lo sguardo inquieto, il mio collaboratore gli chiede “che c’è?’” e Raul diventa un fiume in piena:

“Ma insomma! Come cosa c’è?? C’è che io sono sempre, sempre incaxxato come una bestia! Ho un rabbia dentro che non hai idea e non so perché! Ho una bestia feroce che mi divora!”

Su questo sfogo il mio collaboratore ha ascoltato attentamente, non è rimasto intimorito, anzi, ha compreso che finalmente il ragazzo si era “messo in moto”,si era consentito di esprimersi e gli propone di parlarne, ma di farlo camminando.

Quindi imboccano un sentiero di montagna e camminano per quasi tre ore con un dislivello notevole, il sentiero è molto impegnativo ma, nonostante il fiatone, Raul sente che è il momento di non tenersi niente dentro, di smetterla di schermarsi, e si lascia un po’ andare. Racconta, con un ritmo incalzante, non solo i fatti salienti della sua vita, le emozioni più profonde, ma anche i motivi per cui non ce la fa più a stare nella situazione in cui è e poi soprattutto chiede. Chiede aiuto, chiede come fare a gestire tutto quello che sente e che prova ogni giorno, dalle emozioni più forti ai desideri di emancipazione, al conflitto coi suoi, alla voglia di tornare nel suo paese, all’apparente contrastante voglia di essere nato qui.

Parla, ha il fiatone, ma tiene il ritmo.

Al ritorno è esausto ma sente che si sono attivate risorse che credeva di non possedere, sente sì il piacere dello sfogo, di aver parlato, di aver ricevuto una comprensione quasi totale ma soprattutto ha sentito che nei movimenti può trovare la forza per sostenere e riorganizzare quegli “tsunami del cervello” che a volte lo portano a vedere tutto rosso.

Il cervello degli adolescenti è già di per sé un’eruzione continua, ci sono emozioni che cambiano dal giorno alla notte, ci sono inquietudini così profonde che terrorizza guardarci dentro, frustrazioni così forti che spaccheresti tutto.

Il movimento, nelle sue forme archetipiche, è l’elemento chiave per uscire sani dall’adolescenza, è il fattore che può far sì che questa addirittura diventa diventi un momento ricco di soddisfazioni personali e di acquisizione di un’enorme insieme di nuove abilità.

Il movimento ha in sé un enorme potere rigenerante e riequilibrante sulle parti più profonde del cervello, stempera e chiarisce gli stati emotivi.

Il movimento fa da innesco alle parole non dette, scioglie i nodi relazionali, fa breccia in chi, per preservare sé stesso e gli altri dalla sua rabbia, si è chiuso in una fortezza impenetrabile.

Etichettare un ragazzo come ribelle o distruttivo è facile, ma prima chiediamoci, quel ragazzo sta avendo ciò di cui ha bisogno, ciò di cui tutti abbiamo bisogno?

Si può esprimere? Se lo fa qualcuno lo ascolta sul serio?

Si può muovere?

4 Comments

  1. interessante articolo, grazie. Avete proposte adatte ad un ragazzino di 13 anni? magari un piccolo approccio di prova? grazie

  2. Tutti gli esseri viventi hanno bisogno di esprimersi , ‘muovendosi’ e parlando, il movimento è fondamentale, non soltanto gli adolescenti hanno dentro emozioni inespresse, che hanno bisogno di essere esternate, ma anche gli adulti

  3. Grazie a tutti per gli interventi!

    Monica: mi farà molto piacere rispondere alle tute domande, che informazioni vuoi?

    Daniela: Sì abbiamo proposte adatte ai ragazzi, dipende poi da dove abiti e da che tipo di intervento serve. Ovviamente se il ragazzo è in piena salute e vuole solo fare qualceh esperienza potenziante, per aprirsi e rasserenarsi un po’ allora va bene un intervento generico, se invece ci sono situazioni più delicate ti indirizzo verso una figura specializzata.
    Abbiamo psicologi, psicoterapeuti ed educatori, ma purtroppo per ora solo in certe zone.

    Angelo: sì, tutti a qualsiasi età abbiamo un bisogno vitale di interazione e di movimento. Dall’infanzia, fino alla fine o fino al nuovo inizio 🙂

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