Movimento Arcaico per atleti e squadre: esprimere tutto il potenziale

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Nota bene: tutte le testimonianze sono volutamente registrate in formato “reale” col minimo di tagli.

Gli atleti e le squadre mi stanno particolarmente a cuore, perché anch’io sono un atleta e sono stato agonista. E’ la tipologia di persone con cui mi sento più affine, riesco a capirne le difficoltà, i desideri e i bisogni.

Il Movimento Arcaico porta gli atleti (0 le squadre e singoli atleti di cui sono composte), completamente ad un altro livello.

Nel tempo ho lavorato con squadre di pallavolo, basket, sci, cannotaggio e atleti di così tante discipline che sarebbe noiose enumerarle.

Per un atleta il  risultato tangibile del lavoro col Movimento Arcaico è che ogni allenamento rende 10 volte di più e che ciò che viene allenato può essere davvero espresso in gara.

L’atleta diventa capace di esprimersi al 100% delle proprie possibilità, senza freni o blocchi di alcun tipo (questo ovviamente è solo uno dei maggiori benefici del Movimento Arcaico, è ed specifico per gli atleti).

Il problema: il livello di attivazione

Infatti, uno dei problemi che ho visto più spesso lavorando con gli atleti è che molti agonisti non riescono in gara ad avvicinarsi alla prestazione che hanno in allenamento.

Molti atleti (anche professionisti) hanno prestazione differenti  tra quando si allenano e quando sono in gara. Hanno prestazioni buone durante l’allenamento ma prestazioni insoddisfacenti o insufficienti a raggiungere il podio o, più semplicemente, a raggiungere le proprie meritate soddisfazioni personali.

Ci sono alcune persone fortunate che, stimolate dalla pressione,  riescono a rendere più in gara che in altri contesti. Solitamente, se non interferiscono altri problemi, diventano campioni.

La maggior parte delle persone, invece, non riesce a vivere la gara col giusto livello di attivazione.

I sintomi e la conseguenza: mediocrità 

Cosa vuol dire? In alcuni casi certi atleti si sentono stanchi, scarichi, quasi spenti, altri invece sono tesi e contratti e ci mettono un po’ per “entrare in gara”.

I sintomi possono essere vari: uno dei più tipici è avere meno precisione nei gesti fondamentali. Questo lo si vede benissimo in moltissimi sport: il calcio piazzato nel rugby, il servizio nel tennis o nel volley, nei tiri liberi del basket etc Tutte azioni influenzate pesantemente dalla pressione che il giocatore vive in partita.

La psicologia dello sport si occupa da anni di questo e propone vari tipi di soluzioni per lavorare sulla “sicurezza” e sulla capacità di concentrazione dell’atleta… purtroppo però gli interventi, anche se erogati da professionisti competenti, NON SEMPRE SONO EFFICACI.

Nella mia esperienza ormai più che decennale con la preparazione di atleti di ogni livello ho notato che ci sono alcuni aspetti  della preparazione della gara che sono quasi del tutto lasciati al caso e, per molti atleti, sono proprio questi aspetti a fare la differenza tra la piena espressione delle proprie potenzialità in gara o no, TRA AVERE UN’OTTIMA PRESTAZIONE ED ESSERE MEDIOCRI.

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Nota bene: tutte le testimonianze sono volutamente registrate in formato “reale” col minimo di tagli.

Come la paura di sbagliare blocca la maggior parte degli atleti

Uno degli aspetti fondamentali è l’interferenza di alcune paure elementari: sono paure che abbiamo più o meno tutti e che sono in parte installate dalla società nella quale viviamo. Tra queste paure, una che ha un impatto molto forte sulla prestazione degli sportivi è la paura di sbagliare.

Quando questa è presente la prestazione dell’atleta ne risente MOLTO e ne risente anche l’esperienza interna CHE L’ATLETA VIVE (ovvero la gara diventa molto meno piacevole di quello che potrebbe essere).

Tutti, crescendo e maturando, facendo le comuni esperienze di vita, impariamo in qualche modo a ridurre e a gestire queste paure, ma non tutti lo facciamo con lo stesso grado di efficacia.

La paura di sbagliare non è solo relativa ad un gesto tecnico (tirare fuori invece che in rete, farsi ingannare da una finta dell’avversario, ecc.) ma riguarda anche aspetti meno “immediati” della prestazione, come ad esempio:

  • Sto seguendo la giusta preparazione atletica o sto sbagliando qualcosa?
  • Se “tiro” troppo non rischio di arrivare scoppiato a metà gara?

La paura di sbagliare è subdola perché da un lato può anche solo sembrare una legittima e utile riflessione su quanto possiamo fare per migliorare, ma dall’altro è un’ombra in grado di minare le nostre migliori qualità. Esistono molti esempi di atleti anche estremamente dotati tecnicamente che si fanno limitare drammaticamente da questi aspetti. Ogni allenatore vi potrà raccontare quanto sia limitante per il suo lavoro avere a che fare con questo problema.

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Le strategie convenzionali che usano atleti e allenatori sono inadeguate

Ogni atleta può trovare delle proprie strategie più o meno funzionali per sovrastare questa paura: chi lo fa sviluppando una sorta di aggressività agonistica, chi sviluppando una sicurezza quasi eccessiva nei propri mezzi e chi invece ha bisogno di qualche minuto per entrare in partita o in gara e lasciarsi trasportare dal flusso agonistico.Le strategie sono molteplici perché ognuno interpreta se stesso come meglio crede.

Inoltre c’è l’interferenza dell’allenatore: a volte il tecnico riesce a dare consigli illuminanti e ad esercitare un carisma particolare nel trascinare il suo atleta verso uno stato positivo. Altre volte, pur armato delle migliori intenzioni, arriva a danneggiarlo ulteriormente, bloccandolo in una performance decisamente al di sotto delle sue possibilità.

  • Un sistema è quello che potremmo definire “verbale”.Alcuni anni fa, ad esempio, ho fatto alcune consulenze ad un allenatore di pallavolo di serie A1 maschile il quale, parlandomi di questo problema, mi disse: “Ho usato esattamente queste frasi per infondere coraggio in X e non hanno funzionato, mentre con Y avevano funzionato benissimo”. Ogni persona è fatta a modo suo e le parole che sono perfette per qualcuno in un certo momento possono essere dannose per un altro in un frangente differente.
  • Un sistema che molti allenatori utilizzano per abbassare la paura di sbagliare è quello di perfezionare la tecnica, investendo un’enorme quantità di tempo e mettendo grande cura nei minimi dettagli.  Anche se questo tipo di approccio può rivelarsi fruttuoso da molti punti di vista (cesellare la tecnica è sempre utile) ci sono due aspetti che creano problemi: da un lato non è piacevole allenare la tecnica sulla base di una leva motivazionale di questo tipo (la paura); dall’altro non è certamente il sistema per risolvere il problema: migliorerà la tecnica ma la paura rimarrà.
  • Un’altra risposta caratteristica alla paura è buttarsi anima e corpo nell’allenamento fisico, cercare di aumentare a più non posso la forza o la resistenza. Ovviamente, più aumentano le qualità atletiche meglio è, ma è bene farlo su base razionale e con una programmazione avveduta piuttosto che sulla base di paure: ci sono molti atleti che allenandosi irrazionalmente affaticano pesantemente il sistema nervoso centrale, peggiorando così la propria prestazione e arrivando stanchi il giorno della gara. Infatti, nella mia esperienza

Non è con le parole, né con gli esercizi tecnici, né con la preparazione fisica che si affronta al meglio la paura di sbagliare.

  • Un approccio più mirato ma assolutamente NON SUFFICIENTE è quello delle molte tecniche che vanno a lavorare direttamente sulle convinzioni dell’atleta. C’è chi predilige l’ipnosi, chi la PNL, chi le affermazioni o la psicosintesi, ci sono persone invece più orientate a tecniche energetiche come TFT, EFT ecc. Le ho viste all’opera tutte e, anche se ci sono degli indubbi risultati visibili, ad un occhio attento non sfuggono anche alcuni “effetti collaterali”. Parecchi atleti che hanno lavorato con queste tecniche, infatti, hanno sviluppato una mentalità sbagliata… e tendono ad orientare la ricerca della sicurezza proprio nell’efficacia di questa tecnica e non in una reale evoluzione della loro persona. Diventa una sorta di “supplemento necessario” che guai se viene a mancare. La sicurezza di un atleta va costruita su tutt’altra base.
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La soluzione”Arcaica”

Uno dei modi più efficaci per liberarsi definitivamente della paura di sbagliare è affrontarla quando compare nella sua forma più radicale, quando siamo cioè in condizione di sbagliare.

C’è una parte (in realtà sono più parti) del nostro cervello dove si gestisce tutto questo.

Dove, metaforicamente parlando, si crea l’equilibrio tra paura di sbagliare e voglia di fare giusto, dove prende forma l’azione motoria, dove partono gli impulsi che dicono al nostro muscolo quanta forza dovrà impiegare, una parte dove si coordinano tutti i movimenti di tutti i nostri distretti corporei per compiere l’azione più efficace possibile.

Ci sono esercizi di carattere puramente motorio che ogni bambino fa, giocando, per imparare a gestire tutte queste problematiche e imparare quindi ad essere efficace quando prova a fare qualcosa – ad esempio quando tira una pallina di carta in un cestino – e non solo nel gesto, ma anche a livello interiore. Tirare in scioltezza, senza ansie, divertendosi nel farlo e diventando sempre più preciso ad ogni tiro.

Purtroppo, come dico spesso, la nostra naturale evoluzione motoria trova degli ostacoli nel contesto socio-culturale attuale, ma fortunatamente è possibile riprendere queste qualità anche da adulti… quindi riprendendo integralmente il gesto motorio e senso-motorio così come lo fa il bambino, anche l’atleta più evoluto può ripercorrere quelle fasi naturali di apprendimento dove finalmente può lasciar andare la paura. Una volta per tutte e senza compromessi.

Poi i risultati sono subito misurabili.

Come Chiara ha migliorato i tiri liberi ed è diventata leader nella sua squadra

Uno degli ultimi lavori più significativi che mi vengono in mente in questo senso l’ho fatto da poco con Chiara, una giocatrice di basket di Reggio che, pur non soffrendo particolarmente della pressione, in gara aveva una percentuale piuttosto bassa di realizzazione di tiri liberi, e comunque lamentava una scarsa precisione di tiro, soprattutto se confrontata con la precisione pressoché assoluta che riusciva a dimostrare in allenamento.

In lei la paura di sbagliare non era evidente, non la sentiva semplicemente perché era sovrastata dallo stato di eccitazione della partita…ma, per me e per i miei collaboratori, è stato subito evidente che il problema era quello.

Quando si ha paura di sbagliare, infatti, c’è un particolare cambiamento nel modo di muoversi che è abbastanza universale: i gesti diventano più legnosi, il respiro ha un ritmo “spezzato” e il grounding peggiora visibilmente.

Il lavoro con lei è stato semplice. Come prima cosa abbiamo lavorato sulle abilità ritmiche di reclutamento muscolare, imparando a dosare esattamente la forza.

Poi, una volta che attraverso il gioco è riuscita a calibrare alla perfezione il gesto, ci siamo focalizzati su inserire tutto questo in un processo di apprendimento più ampio e più a lunga scadenza, orientato al recupero delle qualità archetipiche del movimento che, oltre a migliorare la coordinazione di base e a riequilibrare l’atleta a livello strutturale, sono anche molto benefici per gli effetti che hanno sul cervello. Esattamente come fa il bambino che gioca.

Alla fine, con poche sessioni (che continueranno perché l’atleta ha espresso il forte desiderio di approfondire), Chiara non solo ha migliorato sensibilmente la propria percentuale di tiri, ma è anche finalmente riuscita ad esprimere quelle qualità di leader che tutti gli allenatori hanno visto in lei e che ha sempre saputo di avere ma che, per un insieme di fattori, non erano mai emerse pienamente sul campo.

Altri (solo alcuni) benefici che TUTTI gli atleti ottengono dal Movimento Arcaico sono:

  • Aumenta la longevità atletica: l’atleta mantiene (o recupera e poi mantiene) MOLTO più a lungo il suo “picco di forma” e la sua gioventù col passare degli anni.
  • Gli infortuni, sia accidentali sia derivanti da un’attività intensa e ripetuta (nello sport, nel lavoro, nella musica, ecc.) diventano MOLTO meno frequenti.
  • Cambia in maniera radicale l’approccio all’allenamento: non ci si annoia più, non si ha bisogno di motivazione, obiettivi, autodisciplina o fatica. Fare movimento piace. Si passa AUTOMATICAMENTE dal “devo fare allenamento perché…” al “voglio fare movimento perché godo!”.

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Nota bene: tutte le testimonianze sono volutamente registrate in formato “reale” col minimo di tagli.

3 commenti a “Movimento Arcaico per atleti e squadre: esprimere tutto il potenziale

  1. Bellissimo questo articolo!

  2. non vedo l’ora di provare!!!!!

  3. Pingback: Movimento arcaico : IL MOVIMENTO NATURALE | HEARTOFLIGHT

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