Quel che stato è stato

Postato in: Benessere

Quel che stato è stato!
 
Uno dei problemi nel quale si trovano impigliate più spesso la maggior parte delle persone che vogliono migliorare la propria condizione fisica è quello di non riuscire ad abbandonare alcuni schemi acquisiti nel passato.. siano essi sotto forma di comportamenti, immagine di sé o anche solo ricordi.
Ad esempio ti sei abituato fin da piccolo a vederti goffo, perché magari la tua coordinazione non era ancora perfetta e a giocare a calcio eri meno rapido dei tuoi compagni di classe e quest’idea ti te ha condizionato molte tue scelte non necessariamente macroscopiche, come potrebbe essere smettere di giocare ma anche sottili come “scegliere” una tattica di gioco o sviluppare un determinato stile personale invece di un altro solo perché non ti concedi determinate opzioni… proprio perché non sono contemplate in quella vecchia immagine!
 
 
La capacità di fare un sereno aggiornamento del sistema è fondamentale : -) e non solo per il miglioramento fisico.
I dati vecchi appesantiscono, ci rallentano e ci fanno fare errori…. Ma allora perché ci siamo tanto affezionati, perché non li lasciamo andare?
Quante persone ci sono che hanno problemi in un rapporto perché applicano i comportamenti che hanno acquisito col partner precedente… e che non hanno niente a che fare con quello attuale?
Quante persone continuano ad agire quasi schiavi di schemi che hanno acquisito in certe situazioni e che magari al tempo erano utili ma ora non lo sono più?
Questo è particolarmente vero nel miglioramento fisico, motorio e psicofisico: una delle situazioni che mi capita più spesso con gli atleti che non riescono a migliorare un determinato movimento o addirittura tutto il loro bagaglio tecnico si spiega con l’esempio emblematico di un atleta ch chiameremo Fabrizo.
Fabrizio è un praticante molto serio e scrupoloso di thai boxe, si allena tutti i giorni con una determinazione incrollabile e con molta voglia di arrivare a essere professionista.
La sua vorticosa energia si raffredda solo quando si accorge che nonostante tutto l’impegno, nonostante tutti le lezioni col maestro di pugilato e tutto il lavoro specifico che comporta la sua tecnica di boxe (il lavoro delle braccia) è stazionaria, è da un paio d’anni che non vede miglioramenti ed il livello attuale non è ancora tale da consentirgli una carriera sicura nel professionismo… mentre le altre qualità ci sono tutte.
Mentre mi spiega il problema gli faccio tirare un po’ di calci e noto che quando allena le tecniche di gamba ha una certa espressione nel viso e “in tutto il corpo”
… quando invece gli chiedo di fare qualche combinazione di boxe ha tutt’altra espressione ; -)
 
(ma và…) …
 
“Fabri, l’hai mai notato?”
 
“No…”
 
Quando gli chiedo di fare altri movimenti con le gambe li fa senza nessun problema, con le braccia pure, finché sono movimenti di altri sport; quando ci avviciniamo al pugilato non riesce ad abbandonare i vecchi schemi, che magari sono buoni per un agonista intermedio ma non per un pro.
Mi guarda sconsolato: “Massimo non ce la faccio… è inutile… si vede che non ho la genetica”
 
Rifletto divertito tra me e me… anni fa avrebbe detto “la stoffa” o “il talento” oggi è tutta “genetica”.
 
Gli spiego alcune teorie sul “DNA ricombinante”, inventate lì per lì, tanto per confondergli un po' le convinzioni, poi passo all’azione.
 
“Chi ti ha insegnato a fare pugilato in quel modo?”
 
Con un po’ di “indagini motorie” salta fuori che quel pugilato, un po’ rozzo e non pienamente efficace, è frutto della sua capacità la sua capacità di adattamento!
Quando ha iniziato a fare boxe un po’ seriamente si è trovato di fronte come spesso succede ad avversari più forti che non avevano tanto rispetto per la sua volontà di imparare e si limitavano a metterlo sotto pressione; così ha dovuto rapidamente sviluppare tecniche e tattiche funzionali a raggiungere presto quel livello ma non ideali da un punto di vista motorio e della qualità tecnica.
Il fatto di aver lavorato tanto in quel modo gli ha “fissato” quello stile e addio.
Dopo aver capito insieme la questione ci abbiamo lavorato su per meno di un’ora e nei successivi giorni ha letteralmente re-imparato il pugilato.
Poi è diventato campione italiano di Thai Boxe.
Poi è stato un anno in Tailandia a combattere da professionista.
Ora è in Italia e insegna Thai Boxe… ed ha un pugilato fortissimo.
Non aggiornare un apprendimento motorio sbagliato del passato può impedirci di sviluppare pienamente il nostro talento nello sport, nella vita relazionale, nella sessualità, praticamente in tutto quello che facciamo.
 
Reset! : -)


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I commenti degli utenti:

Commento di: Stefania
Mi è piaciuto molto leggere questo articolo; per esperienza concordo dalla prima all'ultima riga, sia riguardo all' atteggiamento nei confronti del corpo sia nei confronti delle relazioni interpersonali. In particolare, nel corso degli ultimi 10 anni, mi è capitato diverse volte, per infortunii al ginocchio, di re-imparare a camminare. La mia "tecnica" era più che altro mnemonica-motoria: muovevo i passi in modo sciolto, imitando come camminavo precedentemente, eseguendo i movimenti che mi "risuonavano meglio" nella mia memoria-motoria (vecchi schemi). Poi ho capito che sarebbe stato meglio re-imparare a camminare da capo (reset), senza fondarmi sulle vecchie memorie-motorie, riequilibrando l'intero sistema motorio. Alla buon ora! Sono comunque contenta di tutto il percorso che mi ha portata alla conclusione di cui parla quest' artcolo.

Commento di: Thomas
Leggendo questo articolo con un occhio più da musicista che da sportivo, non ho potuto fare a meno di notare un parallelo con ciò che accade spesso ai musicisti: uno stallo nei progressi della tecnica, oppure un periodo di vuoto cretivo. Mi sono riconosciuto anche in quello che è capitato al pugile riguardo al suo spirito di adattamento: a volte è successo che per riuscire a suonare un certo brano difficile utilizzassi una tecnica non troppo corretta ma che mi permettesse di arrivare a suonare rapidamente il brano più o meno bene. Ma pur continuandolo a suonare più e più volte non riuscivo a migliorare la qualit di esecuzione. Solo smettendo di suonare il brano per un po' di tempo, e uscendo quindi dagli schemi che mi ero precostituito su quel brano, riuscivo a progredire nella sua esecuzione. Il Movimento Arcaico può aiutare i musicisti in questa direzione?

Commento di: Massimo

A Stefania

Mi fa piacere che l'articolo ti abbia fornito questa piccola "illuminazione". In realtà però, il gesto a cui fai riferimento tu, cioè il camminare, è molto più radicato in noi e nei nostri riflessi di quanto possa mai radicarsi la gestualità tecnica appresa in uno sport di situazione come appunto il pugilato. Per cui nel tuo caso va sì benissimo il re-imparare che deve però avere come linea guida una già esistente "camminata perfetta" o prototipica che è già presnete in te. La qualità motoria che ci ha permesso, come specie, il nomadismo per qualche migliaio di anni e che permetteva, fino ad un paio di generazioni fa, di camminare per anche più di 20 km ogni giorno, è ancora viva :-)

Commento di: Massimo
A Thomas Il Movimento Arcaico può aiutare i muscisti in questo senso e anche in molti altri: suonare è un gesto arcaico! Per suonare al meglio, soprattutto davanti al pubblico, devi essere in una configurazione particolare: mettere la persona in questa configurazione è uno dei risultati principali della pratica dei movimenti prototipici. Ci sono musicisti e cantanti anche di altissimo livello che riattivando queste funzioni, in particolari quelle ritmiche ma non solo, hanno fatto un salto in avanti non solo nella qualit della performance ma in tutto ciò che concerne la loro crescita artistica: dal modo di rapportarsi al pubblico al livello di energia personale.


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