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	<title>MovimentoArcaico.it</title>
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		<title>Movimento Arcaico per atleti e squadre: esprimere tutto il potenziale</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 15:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Mondini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Atleti]]></category>
		<category><![CDATA[Squadre]]></category>

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		<description><![CDATA[Nota bene: tutte le testimonianze sono volutamente registrate in formato &#8220;reale&#8221; col minimo di tagli. Gli atleti e le squadre mi stanno particolarmente a cuore, perché anch’io sono un atleta e sono stato agonista. E&#8217; la tipologia di persone con cui mi sento più affine, riesco a capirne le difficoltà, i desideri e i bisogni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movimentoarcaico.it/atleti/movimento-arcaico-per-atleti/."><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><strong>Nota bene:</strong> tutte le testimonianze sono volutamente registrate in formato &#8220;reale&#8221; col minimo di tagli.</span></p>
<p><strong>Gli atleti e le squadre mi stanno particolarmente a cuore, perché anch’io sono un atleta e sono stato agonista</strong>. E&#8217; la tipologia di persone con cui mi sento più affine, riesco a capirne le difficoltà, i desideri e i bisogni.</p>
<p>Il Movimento Arcaico porta gli atleti (0 le squadre e singoli atleti di cui sono composte), completamente ad un altro livello.</p>
<p>Nel tempo ho lavorato con squadre di pallavolo, basket, sci, cannotaggio e atleti di così tante discipline che sarebbe noiose enumerarle.</p>
<p>Per un atleta il  risultato tangibile del lavoro col Movimento Arcaico è che ogni allenamento rende 10 volte di più <strong>e che ciò che viene allenato può essere davvero espresso in gara.</strong></p>
<p><strong>L’atleta diventa capace di esprimersi al 100% delle proprie possibilità, senza freni o blocchi di alcun tipo </strong>(questo ovviamente è solo uno dei maggiori benefici del Movimento Arcaico, è ed specifico per gli atleti).</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Il problema: il livello di attivazione</strong></span></h1>
<p>Infatti, uno dei problemi che ho visto più spesso lavorando con gli atleti è che molti agonisti <strong>non riescono in gara ad avvicinarsi alla prestazione che hanno in allenamento.</strong></p>
<p><strong></strong><strong>Molti atleti (anche professionisti) hanno prestazione differenti  tra quando si allenano e quando sono in gara. </strong>Hanno prestazioni buone durante l’allenamento <strong>ma prestazioni insoddisfacenti o insufficienti</strong> a raggiungere il podio o, più semplicemente, a raggiungere le proprie meritate soddisfazioni personali.</p>
<p><strong>Ci sono alcune persone fortunate</strong> che, stimolate dalla pressione,  riescono a rendere più in gara che in altri contesti. Solitamente, se non interferiscono altri problemi, diventano campioni.</p>
<p><strong>La maggior parte delle persone</strong>, invece, non riesce a vivere la gara col <strong>giusto livello di attivazione</strong>.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong style="font-size: large;">I sintomi e la conseguenza: mediocrità </strong></span></h1>
<p>Cosa vuol dire? In alcuni casi certi atleti si sentono stanchi, scarichi, quasi spenti, altri invece sono tesi e contratti e ci mettono un po&#8217; per “entrare in gara”.</p>
<p>I sintomi possono essere vari: uno dei più tipici è <strong>avere meno precisione nei gesti fondamentali</strong>. Questo lo si vede benissimo in moltissimi sport: il calcio piazzato nel rugby, il servizio nel tennis o nel volley, nei tiri liberi del basket etc Tutte azioni influenzate<strong> pesantemente</strong> dalla pressione che il giocatore vive in partita.</p>
<p>La psicologia dello sport si occupa da anni di questo e propone vari tipi di soluzioni per lavorare sulla “sicurezza” e sulla capacità di concentrazione dell&#8217;atleta&#8230; purtroppo però gli interventi, anche se erogati da professionisti competenti, NON SEMPRE SONO EFFICACI.</p>
<p>Nella mia esperienza ormai più che decennale con la preparazione di atleti di ogni livello ho notato che ci sono alcuni aspetti  della preparazione della gara che sono quasi del tutto lasciati al caso e, per molti atleti, sono proprio questi aspetti a fare la differenza tra la piena espressione delle proprie potenzialità in gara o no, TRA AVERE UN&#8217;OTTIMA PRESTAZIONE ED ESSERE MEDIOCRI.</p>
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<p><span style="font-size: x-small;"><strong>Nota bene:</strong> tutte le testimonianze sono volutamente registrate in formato &#8220;reale&#8221; col minimo di tagli.</span></p>
<h1><span style="font-size: large;">Come la paura di sbagliare blocca la maggior parte degli atleti</span></h1>
<p>Uno degli aspetti fondamentali è l&#8217;interferenza di alcune paure elementari:<strong> sono paure che abbiamo più o meno tutti e che sono in parte installate dalla società nella quale viviamo</strong>. Tra queste paure, una che ha un impatto molto forte sulla prestazione degli sportivi è la paura di sbagliare.</p>
<p><strong>Quando questa è presente la prestazione dell&#8217;atleta ne risente MOLTO e ne risente anche l&#8217;esperienza interna CHE L&#8217;ATLETA VIVE</strong> (ovvero la gara diventa molto meno piacevole di quello che potrebbe essere).</p>
<p>Tutti, crescendo e maturando, facendo le comuni esperienze di vita, impariamo in qualche modo a ridurre e a gestire queste paure, ma non tutti lo facciamo con lo stesso grado di efficacia.</p>
<p><strong>La paura di sbagliare non è solo relativa ad un gesto tecnico</strong> (tirare fuori invece che in rete, farsi ingannare da una finta dell&#8217;avversario, ecc.) ma riguarda anche aspetti meno “immediati” della prestazione, come ad esempio:</p>
<ul>
<li>Sto seguendo la giusta preparazione atletica o sto sbagliando qualcosa?</li>
<li>Se “tiro” troppo non rischio di arrivare scoppiato a metà gara?</li>
</ul>
<p><strong>La paura di sbagliare è subdola</strong> perché da un lato può anche solo sembrare una legittima e utile riflessione su quanto possiamo fare per migliorare, ma dall&#8217;altro è un&#8217;ombra in grado di minare le nostre migliori qualità. Esistono <strong>molti esempi di atleti anche estremamente dotati tecnicamente che si fanno limitare drammaticamente da questi aspetti.</strong> Ogni allenatore vi potrà raccontare quanto sia limitante per il suo lavoro avere a che fare con questo problema.</p>
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<p><span style="font-size: x-small;"><strong>Nota bene:</strong> tutte le testimonianze sono volutamente registrate in formato &#8220;reale&#8221; col minimo di tagli.</span></p>
<h1><span style="font-size: large;">Le strategie convenzionali che usano atleti e allenatori sono inadeguate</span></h1>
<p><strong>Ogni atleta può trovare delle proprie strategie più o meno funzionali per sovrastare questa paura</strong>: chi lo fa sviluppando una sorta di aggressività agonistica, chi sviluppando una sicurezza quasi eccessiva nei propri mezzi e chi invece ha bisogno di qualche minuto per entrare in partita o in gara e lasciarsi trasportare dal flusso agonistico.Le strategie sono molteplici perché ognuno interpreta se stesso come meglio crede.</p>
<p>Inoltre c&#8217;è l&#8217;<strong>interferenza dell&#8217;allenatore</strong>: <strong>a volte il tecnico riesce a dare consigli illuminanti</strong> e ad esercitare un carisma particolare nel trascinare il suo atleta verso uno stato positivo. <strong>Altre volte, pur armato delle migliori intenzioni, arriva a danneggiarlo ulteriormente,</strong> bloccandolo in una performance decisamente al di sotto delle sue possibilità.</p>
<ul>
<li><strong>Un sistema è quello che potremmo definire &#8220;verbale&#8221;.</strong>Alcuni anni fa, ad esempio, ho fatto alcune consulenze ad un allenatore di pallavolo di serie A1 maschile il quale, parlandomi di questo problema, mi disse: “Ho usato esattamente queste frasi per infondere coraggio in X e non hanno funzionato, mentre con Y avevano funzionato benissimo&#8221;. Ogni persona è fatta a modo suo e <strong>le parole che sono perfette per qualcuno in un certo momento possono essere dannose per un altro in un frangente differente.</strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Un sistema che molti allenatori utilizzano per abbassare la paura di sbagliare è quello di perfezionare la tecnica</strong>, investendo un&#8217;enorme quantità di tempo e mettendo grande cura nei minimi dettagli.  Anche se questo tipo di approccio può rivelarsi fruttuoso da molti punti di vista (cesellare la tecnica è sempre utile) ci sono due aspetti che creano problemi: da un lato <strong>non è piacevole allenare la tecnica sulla base di una leva motivazionale di questo tipo (la paura)</strong>; dall&#8217;altro <strong>non è certamente il sistema per risolvere il problema</strong>: migliorerà la tecnica ma la paura rimarrà.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Un&#8217;altra risposta caratteristica alla paura è buttarsi anima e corpo nell&#8217;allenamento fisico, </strong>cercare di aumentare a più non posso la forza o la resistenza. Ovviamente, più aumentano le qualità atletiche meglio è, ma è bene farlo su base razionale e con una programmazione avveduta piuttosto che sulla base di paure: ci sono molti atleti che allenandosi irrazionalmente <strong>affaticano pesantemente il sistema nervoso centrale</strong>, peggiorando così la propria prestazione e arrivando stanchi il giorno della gara. Infatti, nella mia esperienza</li>
</ul>
<p><strong>Non è con le parole, né con gli esercizi tecnici, né con la preparazione fisica che si affronta al meglio la paura di sbagliare.</strong></p>
<ul>
<li><strong>Un approccio più mirato ma assolutamente NON SUFFICIENTE</strong> è quello delle molte tecniche che vanno a lavorare direttamente sulle convinzioni dell&#8217;atleta. C&#8217;è chi predilige l&#8217;<strong>ipnosi</strong>, chi la <strong>PNL,</strong> chi le affermazioni o la psicosintesi, ci sono persone invece più orientate a tecniche energetiche come <strong>TFT, EFT</strong> ecc. Le ho viste all&#8217;opera tutte e, anche se ci sono degli <strong>indubbi risultati visibili</strong>, ad un occhio attento non sfuggono anche <strong>alcuni “effetti collaterali”</strong>. Parecchi atleti che hanno lavorato con queste tecniche, infatti, hanno sviluppato una<strong> mentalità sbagliata</strong>&#8230; e tendono ad orientare la ricerca della sicurezza proprio nell&#8217;efficacia di questa tecnica e non in una reale evoluzione della loro persona. <strong>Diventa una sorta di “supplemento necessario” che guai se viene a mancare. La sicurezza di un atleta va costruita su tutt&#8217;altra base.</strong></li>
</ul>
<div>
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<p><span style="font-size: x-small;"><strong>Nota bene:</strong> tutte le testimonianze sono volutamente registrate in formato &#8220;reale&#8221; col minimo di tagli.</span></p>
</div>
<h1><span style="font-size: large;">La soluzione&#8221;Arcaica&#8221;</span></h1>
<p><strong>Uno dei modi più efficaci per liberarsi definitivamente</strong> della paura di sbagliare è affrontarla quando compare nella sua forma più radicale, quando siamo cioè in condizione di sbagliare.</p>
<p><strong>C&#8217;è una parte (in realtà sono più parti) del nostro cervello dove si gestisce tutto questo. </strong></p>
<p>Dove, metaforicamente parlando, si crea l&#8217;equilibrio tra paura di sbagliare e voglia di fare giusto, dove prende forma l&#8217;azione motoria, dove partono gli impulsi che dicono al nostro muscolo quanta forza dovrà impiegare,<strong> una parte dove si coordinano tutti i movimenti di tutti i nostri distretti corporei per compiere l&#8217;azione più efficace possibile.</strong></p>
<p>Ci sono esercizi di carattere puramente motorio che ogni bambino fa, giocando, per imparare a gestire tutte queste problematiche e <strong>imparare quindi ad essere efficace quando prova a fare qualcosa</strong> &#8211; ad esempio quando tira una pallina di carta in un cestino &#8211; e non solo nel gesto, ma anche a livello interiore. Tirare in scioltezza, senza ansie, divertendosi nel farlo e diventando sempre più preciso ad ogni tiro.</p>
<p>Purtroppo, come dico spesso, <strong>la nostra naturale evoluzione motoria trova degli ostacoli nel contesto socio-culturale attuale,</strong> ma fortunatamente è possibile riprendere queste qualità anche da adulti&#8230; quindi riprendendo integralmente il gesto motorio e senso-motorio così come lo fa il bambino, anche l&#8217;atleta più evoluto può ripercorrere quelle fasi naturali di apprendimento dove finalmente può lasciar andare la paura. Una volta per tutte e senza compromessi.</p>
<p>Poi i risultati sono subito misurabili.</p>
<h1><span style="font-size: large;">Come Chiara ha migliorato i tiri liberi ed è diventata leader nella sua squadra</span></h1>
<p><strong>Uno degli ultimi lavori più significativi che mi vengono in mente in questo senso l&#8217;ho fatto da poco con Chiara</strong>, una giocatrice di basket di Reggio che, pur non soffrendo particolarmente della pressione, in gara aveva una <strong>percentuale piuttosto bassa di realizzazione di tiri liberi</strong>, e comunque lamentava una scarsa precisione di tiro, soprattutto se confrontata con la precisione pressoché assoluta che riusciva a dimostrare in allenamento.</p>
<p><strong>In lei la paura di sbagliare non era evidente,</strong> non la sentiva semplicemente perché era sovrastata dallo stato di eccitazione della partita&#8230;ma, per me e per i miei collaboratori, è stato subito evidente che il problema era quello.</p>
<p>Quando si ha paura di sbagliare, infatti, c&#8217;è un particolare cambiamento nel modo di muoversi che è abbastanza universale:<strong> i gesti diventano più legnosi, il respiro ha un ritmo “spezzato” e il grounding peggiora visibilmente.</strong></p>
<p>Il lavoro con lei è stato semplice. Come prima cosa abbiamo lavorato sulle abilità ritmiche di reclutamento muscolare, imparando a dosare esattamente la forza.</p>
<p>Poi, una volta che attraverso il gioco è riuscita a calibrare alla perfezione il gesto, ci siamo focalizzati su inserire tutto questo in un processo di apprendimento più ampio e più a lunga scadenza, orientato al recupero delle qualità archetipiche del movimento che, oltre a migliorare la coordinazione di base e a riequilibrare l&#8217;atleta a livello strutturale, sono anche molto benefici per gli effetti che hanno sul cervello. Esattamente come fa il bambino che gioca.</p>
<p>Alla fine, <strong>con poche sessioni (che continueranno perché l&#8217;atleta ha espresso il forte desiderio di approfondire), Chiara non solo ha migliorato sensibilmente la propria percentuale di tiri, ma è anche finalmente riuscita ad esprimere quelle qualità di leader</strong> che tutti gli allenatori hanno visto in lei e che ha sempre saputo di avere ma che, per un insieme di fattori, non erano mai emerse pienamente sul campo.</p>
<h1><span style="font-size: medium;">Altri (solo alcuni) benefici che TUTTI gli atleti ottengono dal Movimento Arcaico sono:</span></h1>
<ul>
<li><strong>Aumenta la longevità atletica:</strong> l’atleta mantiene (o recupera e poi mantiene) MOLTO più a lungo il suo “picco di forma” e la sua gioventù col passare degli anni.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Gli infortuni</strong>, sia accidentali sia derivanti da un’attività intensa e ripetuta (nello sport, nel lavoro, nella musica, ecc.) <strong>diventano MOLTO meno frequenti.</strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Cambia in maniera radicale l’approccio all’allenamento</strong>: non ci si annoia più, non si ha bisogno di motivazione, obiettivi, autodisciplina o fatica. Fare movimento piace. Si passa AUTOMATICAMENTE dal “devo fare allenamento perché…” al “voglio fare movimento perché godo!”.</li>
</ul>
<p><p><a href="http://www.movimentoarcaico.it/atleti/movimento-arcaico-per-atleti/."><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p><br />
<span style="font-size: x-small;"><strong>Nota bene</strong>: tutte le testimonianze sono volutamente registrate in formato &#8220;reale&#8221; col minimo di tagli.</span></p>
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		<title>La corsa come gesto primitivo</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 20:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Mondini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Atleti]]></category>
		<category><![CDATA[corsa]]></category>
		<category><![CDATA[gesti prototipici]]></category>
		<category><![CDATA[massimo mondini]]></category>
		<category><![CDATA[movimento arcaico]]></category>
		<category><![CDATA[usain bolt]]></category>

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		<description><![CDATA[La corsa è un gesto arcaico quindi è assolutamente da praticare: correre da al nostro organismo stimoli importanti altrimenti difficili da ottenere con altri tipi di movimenti. Purtroppo tendenzialmente si è diffusa una visone molto meccanicistica e settoriale del movimento umano: “la corsa fa bene a questo e male a quello, i pesi fanno bene a quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-874" style="margin-top: 8px; margin-bottom: 8px;" title="Usain Bolt" src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/usain_bolt.jpg" alt="Usain Bolt" width="540" height="315" /></strong></p>
<p><strong>La corsa è un gesto arcaico</strong> quindi è assolutamente da praticare: correre da al nostro organismo <strong>stimoli importanti altrimenti difficili da ottenere con altri tipi di movimenti.</strong></p>
<p><strong></strong>Purtroppo tendenzialmente si è diffusa una visone molto meccanicistica e settoriale del movimento umano: “la corsa fa bene a questo e male a quello, i pesi fanno bene a quello ma …” ecc.</p>
<p><strong>E&#8217;  fondamentale capire che non esiste la &#8220;corsa&#8221;&#8230;esiste una persona che corre (o che fa esercizi).</strong></p>
<p>La persona che sta correndo (chiunque questa persona sia) fa bene a correre perchè<strong> lo ha fatto almeno per</strong> <strong>100.000 anni</strong>, lo ha fatto nelle steppe, nella savana, sulla sabbia e nella neve, nel fango e sulle rocce <strong>ed ha bisogno di farlo.</strong></p>
<p>Il punto è che questo è vero per la corsa tanto quanto per gli altri gesti arcaici: <strong>se corriamo e basta stiamo dando al nostro organismo uno stimolo squilibrato</strong>&#8230; non per difetti o carenze intrinseche nella corsa ma perché, nel quadro generale, mancano altri elementi fondamentali.</p>
<p>Sarebbe come se mangiassi solo lattuga&#8230; fa male? No anzi fa benissimo, solo che hai bisogno anche di qualcos&#8217;altro.</p>
<p>Tieni poi presente che <strong>se già corri tanto non ti è necessario investire lo stesso tempo e le stesse energie che investi nella corsa in ognuno dei gesti arcaici, sarebbe improponibile</strong>. <strong>Ti basterà alle volte aggiungere o se non hai tempo, sostituire</strong>, qualche allenamento integrando appunto gli altri gesti. Vedrai che salto in avanti.</p>
<h1><span style="font-size: large;">I risultati ottenuti da un podista dopo un corso</span></h1>
<p>Qualche mese fa mi ha scritto un podista che dopo la Settimana Arcaica ha avuto un<strong> notevole incremento delle prestazioni</strong>  e la cosa bella è che questo incremento è stato dovuto non ad un lavoro specifico sulla performance (che non abbiamo proprio fatto) ma da un<strong> riequilibrio generale di tutta la configurazione somatica e quindi da un più alto livello di benessere</strong>.</p>
<p>Questo è il punto cardine del Movimento Arcaico: <strong>uscire da una visione frammentaria per recuperare le nostre abilità ed esprimere le nostre potenzialità nel modo più integrale possibile.</strong></p>
<p>Quindi <strong>se una persona allena già tanto determinati gesti primitivi</strong>, come può fare, ad esempio, un lottatore, o una danzatrice afro, un apneista, ecc gli/le basterà veramente poco per far scaturire il suo potenziale.</p>
<p><strong>Anche la persona che invece parte “da zero”</strong> si trova a poter esprimere il suo potenziale fisico e psicofisico innalzando il suo livello di benessere, col semplice allenamento di questi pochi gesti di base.</p>
<h1><span style="font-size: large;">Migliorare le prestazioni col Movimento Arcaico</span></h1>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><strong>Migliorare le prestazioni nella corsa attraverso l&#8217;approccio del movimento arcaico è fattibile e anche relativamente facile</strong>.. ora metto giù i primi punti che mi vengono in mente in base ai risultati ottenuti con podisti con cui ho lavorato:</p>
<ul>
<li>Un <strong>miglioramento</strong> importante deriva dal miglioramento delle <strong>abilità ritmiche</strong> del cervello. Quando l&#8217;atleta migliora la propria capacità ritmica a livello cerebrale (e più probabilmente cerebellare) allora migliora la coordinazione in tutti i gesti, soprattutto in quelli ritmici che implicano una buona abilità di <em>time keeping</em> come appunto la corsa, il nuoto, il canottaggio ecc. Quando si entra nello stato ritmico perfetto, spesso si ha la sensazione che il terreno ti dia la spinta: è una cosa che succede agli atleti di altissimo livello o anche a certi dilettanti quando sono in uno stato di grazia. Con l&#8217;esercizio ritmico ci arrivi sistematicamente.</li>
</ul>
<ul>
<li>Un altra cosa importante è il <strong>miglioramento del tono</strong>: come tutti sanno un atleta con un eccesso di tono (quindi troppo teso) o con una carenza di tono (poco energico) difficilmente potrà esprimersi al meglio. Come qualsiasi agonista di un certo livello sa bene, la gestione ottimale del tono è importante per la corsa su qualsiasi tipo di distanza dai 60 metri all&#8217;ultra maratona; anche se ovviamente le dinamiche e le difficoltà che si presentano sono molto differenti.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Migliora l&#8217;allineamento</strong>: l&#8217;allineamento della struttura osteo-articolare nonché gli equilibri muscolari sono una condizione importantissima per correre bene, soprattutto per quel che riguarda le medie e lunghe distanze. L&#8217;impatto di ogni passo viene assorbito da tutta la struttura, se questa è ben bilanciata l&#8217;impatto è assorbito in maniera ottimale e le forze si trasmettono senza problemi, se invece la struttura non è allineata l&#8217;atleta deve compiere uno sforzo supplementare per gestire ogni passo. E&#8217; vero che poi molti atleti riescono ad avere buone prestazioni nonostante non siano assolutamente bilanciati&#8230; questo è possibile sia perchè adattano il loro gesto atletico alla loro struttura sia perché attuano una serie di dinamiche di compensazione posturale&#8230; questo va poi a discapito forse della loro longevità atletica, e ,sicuramente, della salute.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Migliora la forza</strong>: esercitare movimenti proto-tipici come la quadrupede, i gesti di arrampicata e i sollevamenti ha un impatto enorme non solo sulla forza muscolare pura ma anche sull&#8217;abilità dell&#8217;organismo di gestire e coordinare la forza espressa dalle varie parti del corpo. Ci sono molti studi* che ormai hanno confermato l&#8217;importanza dell&#8217;allenamento della forza per migliorare le prestazioni nella corsa su lunghe distanze.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Migliora la respirazione:</strong> il rapporto tra respiro e prestazione non è ancora stato del tutto esplorato e sviscerato a livello di ricerca scientifica. Quello che ho osservato empiricamente è che recuperare la respirazione archetipica porta l&#8217;atleta ad una condizione migliore a livello generale come tono, salute e vitalità; aiuta il recupero, infonde un senso di sicurezza e calma. Quello che invece accade sotto sforzo, ma è solo una mia osservazione, è che una respirazione migliorata e quindi una maggior mobilità di diaframma torace e collo, porti ad una performance con meno tensioni inutili e quindi senz&#8217;altro preferibile.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Potenziamento di piede e caviglia:</strong> come hai visto un importante capitolo di “introduzione al Movimento Arcaico” è dedicato al miglioramento del piede in tutte le sue funzioni di appoggio, spinta, stabilizzazione ecc. Questo tipo di allenamento, purtroppo trascurato da molti podisti, può darti veramente una marcia in più, può prevenire fastidiosi problemi mio-fasciali (dolori muscolari , infiammazioni, ecc) e ti può essere sicuramente utile anche in qualsiasi altro sport che si faccia coi piedi per terra.</li>
</ul>
<ul>
<li>Il movimento arcaico <strong>potenzia muscoli, solitamente poco utilizzati</strong>, che possono portarti ad uno stile di corsa molto più efficiente ed economico&#8230; in particolare mi riferisco al gluteo medio e alla muscolatura centrale della schiena.</li>
</ul>
<div>Buona corsa!</div>
<div>Massimo Mondini</div>
<div>Fondatore del Movimento Arcaico</div>
<div>Direttore di MovimentoArcaico.it</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Per atleti (e non): come migliorare il riposo e il recupero</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 22:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Mondini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Atleti]]></category>

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		<description><![CDATA[I massimi esperti mondiali sostengono l&#8217;importanza di tre fattori fondamentali per il successo nello sport: allenamento, alimentazione e recupero. Molti libri e articoli si soffermano esaurientemente sulle tecniche di allenamento e su teorie alimentari, non è altrettanto facile trovare indicazioni su come migliorare la qualità del riposo, elemento decisivo sia per raggiungere prestazioni ottimali nello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I massimi esperti mondiali sostengono l&#8217;importanza di tre fattori fondamentali per il successo nello sport:</p>
<ul>
<li><strong>allenamento,</strong></li>
<li><strong>alimentazione</strong></li>
<li><strong>e recupero</strong>.</li>
</ul>
<p>Molti libri e articoli si soffermano esaurientemente sulle tecniche di allenamento e su teorie alimentari, non è altrettanto facile trovare indicazioni su come<strong> migliorare la qualità del riposo</strong>, elemento decisivo sia per raggiungere prestazioni ottimali nello sport sia per la salute generale della persona.</p>
<p>Inoltre<strong> i benefici di un buon riposo non si verificano solamente a livello di recupero muscolare ma anche in termini di sistema nervoso</strong>; ciò si rivela particolarmente utile in quegli sport che richiedono grande concentrazione in gara o in allenamento.</p>
<p>E&#8217; importante rammentare che<strong> i fattori che influenzano, più o meno direttamente, il riposo e il recupero sono tanti:</strong> la quantità e la qualità dell&#8217;attività fisica, l&#8217;alimentazione, l&#8217;umore (gli stati emotivi influiscono in maniera determinante sull&#8217;equilibrio biochimico interno), il sesso, il lavoro, e praticamente qualunque cosa possa caratterizzare il nostro stile di vita; pertanto uno stile di vita sano è la via maestra a un riposo soddisfacente.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Uno sguardo intorno</strong></span></h1>
<p><strong>I metodi di rilassamento sono tanti</strong>, citerò brevemente i due sistemi più diffusi per evidenziare alcuni punti di riflessione.</p>
<p><strong>Una critica comune che si può muovere a tutti questi metodi consiste nel fatto che buona parte dell&#8217;esito dipende dal grado di suggestione auto-etero indotta</strong> che si raggiunge nell&#8217;ambito della pratica: pertanto l&#8217;innegabile efficacia può essere maggiormente ascrivibile alle abilità di suggestione del conduttore del gruppo e di autosuggestione dei partecipanti che non alla struttura del metodo.</p>
<p>Inoltre <strong>è importante ricordare che ottenere uno stato di flaccidità muscolar</strong>e (risultato che sembra prioritario in questi sistemi) <strong>non necessariamente migliora il recupero</strong>, anzi può creare un ulteriore sforzo dell&#8217;organismo per riottenere, in seguito, un tono normale.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Il Traning autogeno</strong></span></h1>
<p><img class="size-full wp-image-811 alignright" title="schultz" src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/schultz.jpg" alt="schultz" width="200" height="275" /></p>
<p>Messo a punto dal Tedesco J.H. Schultz nel 1932 il Training Autogeno è un <strong>metodo di auto-addestramento</strong> che insegna a produrre volontariamente nel proprio organismo dei fenomeni di distensione somatici e psichici, in particolare:</p>
<ul>
<li>Diminuzione del tono muscolare</li>
<li>Distensione viscerale</li>
<li>Vasodilatazione</li>
<li>Regolazione del sistema neurovegetativo</li>
</ul>
<p><strong>Sebbene la pratica di questo metodo porti effettivamente ai risultati promessi solitamente non lo consiglio</strong> per alcuni semplici motivi:</p>
<ol>
<li>Apprendere il metodo richiede una quantità notevole di tempo (almeno nove mesi), con altri metodi si possono ottenere gli stessi risultati più rapidamente</li>
<li>Alcuni autori evidenziano possibili pericoli insiti nella pratica delle metodiche cosiddette autogene, riferendosi soprattutto a possibili stati di dissociazione o sonnambulici</li>
</ol>
<p><strong>Nota:</strong> Diversi atleti hanno riportato considerazioni favorevoli sul T.A. ma solo in casi in cui esso era l&#8217;unica tecnica (del genere) applicata. Essi erano quindi privi di qualunque parametro di confronto.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Il rilassamento di Jacobson (PMR)</strong></span></h1>
<p><strong></strong>Per quanto riguarda il rilassamento di Jacobson e tutta la serie di metodi da esso derivati, sono d&#8217;accordo con Thérèse Berterhat (una delle più famose allieve della Mézière), la quale sostiene che tale metodo non tiene conto delle reali caratteristiche del funzionamento muscolare umano ed evidenzia inoltre macroscopiche lacune in fatto di anatomia. Personalmente posso sottolineare alcuni punti:</p>
<ol>
<li>Non conosco persone, nemmeno tra gli atleti professionisti, che riescano a contrarre e decontrarre volontariamente e completamente i muscoli con le modalità richieste da questo metodo.</li>
<li>Non sono tenuti minimamente in considerazione alcuni ovvi e basilari principi come, ad esempio, il concetto di catena muscolare.</li>
<li>Una cosa è il grado di tono percepito, un&#8217;altra è il grado di tono reale: è abbastanza facile ingannare il sistema propriocettivo e credere quindi che un muscolo sia rilassato quando invece non lo è.</li>
</ol>
<p><strong>Nota:</strong> l&#8217;utilità del metodo, più che nel miglioramento del recupero, può manifestarsi grazie al fatto che può migliorare la sensibilità alla contrazione muscolare e la capacità di gestirla coscientemente.</p>
<p>Per il miglioramento generico delle nostre possibilità di recupero risultano, a mio avviso, molto più pratici alcuni semplici accorgimenti ed esercizi &#8220;indiretti&#8221; che, anche se nell&#8217;immediato non producono effetti eclatanti sui parametri fisiologici, favoriscono comunque il crearsi di tutta una serie di risultati che facilitano effettivamente il recupero.</p>
<h1><span style="font-size: large;">Il rilassamento è un fenomeno NATURALE</span></h1>
<p><img class="alignright size-full wp-image-817" title="Relax naturale" src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/scimmia-rilassata.jpg" alt="Relax naturale" width="276" height="173" /></p>
<p><strong>Non dimentichiamo che il rilassamento è comunque un fenomeno naturale</strong>; è l&#8217;ovvio bilanciamento dell&#8217;attività fisica e mentale.</p>
<p>Il rilassamento, come molte altre &#8220;azioni&#8221; umane <strong>è anche un esperienza soggettiva</strong>; per cui metodi, che funzionano poco per alcuni possono rivelarsi invece ottimi per altri.Imparare a riposarsi naturalmente</p>
<p><strong>L&#8217;essere umano apprende in continuazione:</strong> è un dato di fatto, è una frase che ripeto spesso. Riposare bene, come tanti altri comportamenti, può essere appreso e migliorato.</p>
<p><strong>Uno dei passi fondamentali consiste nel ri-sincronizzarci con i nostri ritmi ultradiani</strong>: questi non sono altro che normali fluttuazioni di stato del nostro organismo, paragonabili al rimo sonno-veglia, che condizionano la nostra predisposizione all&#8217;azione o al riposo durante le varie fasi della giornata.</p>
<p>Nonostante l&#8217;esistenza dei ritmi ultradiani sia conosciuta da tempo, e l&#8217;efficacia del rispetto di questi ritmi in campo terapeutico e preventivo sia stata evidenziata da numerose ricerche, essi <strong>sono ancora scarsamente considerati dalla maggior parte dei terapeuti e dalla quasi totalità degli allenatori</strong>; al contrario <strong>i membri delle popolazioni primitive, come gli Aborigeni o i Boscimani, sembrano invece ben conoscere l&#8217;importanza dei ritmi ultradiani e non rinuncerebbero alle pause per nulla la mondo.</strong></p>
<p>Per quel che ci riguarda direttamente, in quanto appartenenti alle popolazioni del mondo industrializzato, possiamo invece notare che gli impegni di studio, di lavoro e quelli sociali ci hanno insegnato a ignorare tutta quella serie di segnali che il nostro sistema ci invia per farci rendere conto dell&#8217;imminente necessità di una pausa.</p>
<p><strong>Tali avvisi possono essere: la voglia di stiracchiarsi, sbadigliare, la necessità di sfocare lo sguardo, il desiderio di distogliere il pensiero</strong>, ecc. Sono tutti segnali importanti che ci avvisano sulla necessità di staccare un attimo la spina.</p>
<h1><span style="font-size: large;">Cosa avviene quindi se li ignoriamo?</span></h1>
<p>Di fronte all&#8217;auto imposizione di persistere nell&#8217;attività il nostro sistema di regolazione interna dispone di due possibili risposte: <strong>la prima è quella di farci percepire sempre di più la stanchezza attraverso una maggiore intensità i suddetti segnali, la seconda è quella di reagire mobilitando riserve energetiche mediante il rilascio di ormoni, modificando le emissioni cerebrali</strong>, ecc.</p>
<p>Se poi a breve tempo avremo modo di recuperare esaurientemente non vi saranno problemi di sorta, ma se non ci concediamo questa opportunità, <strong>ci dirigiamo a gonfie vele verso uno squilibrio generale dell&#8217;organismo, situazione purtroppo frequente nel nostro tipo di società</strong>.</p>
<h1><span style="font-size: large;">L&#8217;importanza delle pause</span></h1>
<p><a href="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/clessidra.png"><img class="alignleft size-full wp-image-820" title="Clessidra" src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/clessidra.png" alt="Clessidra" width="128" height="128" /></a>Che lo vogliamo o no necessitiamo di una <strong>piccola pausa ogni 90-120 minuti</strong>: qualche istante per stirarci, respirare, pensare ad altro; insomma rispettare i nostri ritmi primordiali. Il lavoro non ne risentirà anzi, ritornerete sull&#8217;argomento con maggior capacità di concentrazione.</p>
<p>Forse la necessità di queste pause contrasta con l&#8217;immagine che vogliamo avere di noi stessi come di super eroi del mondo produttivo ma, in questo caso, lascerei da parte l&#8217;orgoglio poiché la salute è il bene più prezioso di cui disponiamo.</p>
<p>Inoltre è dimostrato che <strong>le pause frequenti riducono la quantità di sonno notturno necessario e ne migliorano la qualità</strong>. Credo non siano ancora stati svolti studi specifici su atleti agonisti, ma i risultati su soggetti &#8220;normali&#8221; sono più che sufficienti per incoraggiare tale pratica.</p>
<h1><span style="font-size: large;">La storia del pugile professionista</span></h1>
<p><a href="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/pugilato.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-821" title="Pugilato" src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/pugilato.jpg" alt="Pugilato" width="170" height="254" /></a>A livello aneddotico <strong>potrei riportare il miglioramento di prestazione di numerosi atleti che sono riusciti a incorporare le pause nella loro giornata</strong>, ma voglio farti l&#8217;esempio <strong>pugile agonista</strong>: dotato di grande volontà e determinazione nell&#8217;affrontare gli allenamenti lamentò un aggravarsi di problemi di recupero che si trascinava da anni, probabilmente dovuti anche al lavoro pesante che svolge, tali problemi gli modificarono anche il comportamento sociale, solitamente affabile, che divenne chiuso e taciturno. Iniziammo così a impostare il<strong> programma delle brevi pause sul lavoro ed in palestra.</strong></p>
<p>Tra il ventiseiesimo e il ventinovesimo giorno di &#8220;adempimento&#8221; del programma si verificò la maggior parte del cambiamento: divenne<strong> più sereno, più forte, soprattutto più resistente</strong>; i risultati agonistici confermarono ampiamente il suo nuovo stato di benessere.</p>
<p><strong>Se, quando l&#8217;organismo chiede riposo, risponderete concedendoglielo allora insegnerete a questo a rilassarsi, se invece reagirete opponendovi gli insegnerete che non può rilassarsi, che deve reagire alla fatica con un&#8217;ulteriore fatica</strong>: se ciò avviene ogni tanto non succede nulla di grave, anzi può essere anche uno stimolo valido, ma &#8220;cronicizzare&#8221; questo tipo di risposta farà sì che l&#8217;organismo non si senta mai libero di riposare in maniera veramente profonda.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Un aiuto in cuffia: &#8220;autoipnosi&#8221;</strong></span></h1>
<p><strong><img class="size-full wp-image-823 alignleft" title="Cuffie" src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/audio-headset.png" alt="Cuffie" width="85" height="85" />Nel mondo anglosassone sono in commercio molte audiocassette o CD di &#8220;autoipnosi&#8221;</strong> (il termine è tra virgolette poiché la trance è comunque eteroindotta) sul rilassamento specifiche per gli atleti; alcune di queste sono fatte veramente bene e forniscono alla mente inconscia valide istruzioni su come ottenere un relax abbastanza profondo e come addormentarsi facilmente: se conoscete bene l&#8217;inglese vi consiglio di approfittare di questi supporti.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Tecniche di respirazione</strong></span></h1>
<p><strong>Un rapido sistema per rilassarsi, che personalmente trovo molto fruibile, è dato dalla presa di contatto col proprio respiro</strong>: il movimento che esso crea si ripercuote, in maniera diretta o riflessa, in tutto l&#8217;organismo. Contrariamente a quanto molti credono, il diaframma non è un muscolo ma è un insieme membranoso tendineo muscolare composto da otto muscoli digastrici.</p>
<p>Pur essendo quindi, da un punto di vista fisiologico, molto semplice, <strong>il diaframma è in grado comunque di costituire, per la sua forma e locazione, un importante e complessa funzione nei sistemi di &#8220;comunicazione interna&#8221; della nostra fisiologia e del &#8220;rapporto mente-corpo&#8221;</strong>: infatti esso rappresenta il punto di connessione tra i due livelli (superiore e inferiore) della catena fasciale profonda Cervico-Toraco-Addomino-Pelvica, la più voluminosa del corpo umano, che riveste un ruolo importante, oltre che appunto nella ventilazione toracica, nella biomeccanica e nella funzionalità della colonna vertebrale. Inoltre è nota da secoli anche in occidente, almeno a livello meramente anatomico, la relazione tra diaframma e sistema parasimpatico (la parte del sistema nervoso che &#8220;governa&#8221; il rilassamento).</p>
<p><strong>Esistono migliaia di &#8220;esercizi&#8221; di respirazione: dai Pranayama della tradizione Yoga al Qi Gong cinese, dal Tai So giapponese alla Fisioterapia respiratoria occidentale</strong>; ne esistono di ogni tipo e per ogni scopo.</p>
<p><strong>In questa sede non posso dilungarmi sulle caratteristiche dei vari metodi, voglio però citare l&#8217;interessante lavoro di un autore Italiano (Carenzi)</strong> che si è avvicinato molto, per non dire integralmente, a quella che io definisco la respirazione &#8220;Primitiva&#8221; o &#8220;Arcaica&#8221; che dir si voglia. Si tratta del respiro &#8220;circolare&#8221;, non interrotto, praticato però, a differenza di altre scuole a cui comunque l&#8217;autore si è ispirato, senza forzature o restrizioni. Attraverso questa metodica il respiro diviene, come dovrebbe essere, un atto che coinvolge pienamente tutto l&#8217;organismo.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Un esercizio giapponese</strong></span></h1>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-825" title="Bandiera giapponese" src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/kiten.png" alt="Bandiera giapponese" width="128" height="128" />La mia pratica personale e la mia esperienza professionale mi hanno portato a ritenere l&#8217;esercizio che segue, estrapolato da un metodo nipponico, non solo come uno dei più efficaci ma anche come uno dei più facili da trasmettere attraverso istruzioni scritte: per cui ti incoraggio a sperimentarlo… il tuo organismo te ne sarà grato.</p>
<ul>
<li>Sdraiatevi su una superficie rigida ma confortevole (il classico materassino da ginnastica va bene)</li>
<li>Concentratevi mentalmente sulla zona intorno al vostro ombelico e mantenete la visualizzazione di questo punto durante tutto l&#8217;esercizio</li>
<li>Alzate di qualche centimetro i fianchi da terra e riappoggiateli molto lentamente, ripetete cinque volte o finché non vi sentite comunque padroni del movimento</li>
<li>Fate un espirazione calma e regolare della durata di 25 secondi svuotando completamente i polmoni</li>
<li>Fate un inspirazione calma e regolare della durata di 25 secondi riempiendo completamente i polmoni</li>
<li>Seguite questo ritmo per almeno 15 minuti, se avete tempo anche per mezz&#8217;ora.All&#8217;inizio potrà essere difficile espirare o inspirare per 25 secondi; in questo caso, potrà risultare utile ridurre a 15 secondi la fase attiva del gesto e trascorrere altri 5 secondi a immaginare di proseguirlo. L&#8217;immaginazione è potente.</li>
</ul>
<p>Se avrete voglia di provare questo tipo di respirazione per un paio di settimane tutte le sere prima di dormire essa vi insegnerà a mantenere un miglior ritmo respiratorio anche durante il sonno. Inizialmente forse vi risulterà difficile ma se sarete perseveranti vi impadronirete di una delle più potenti tecniche per il benessere che esistano, utile per il recupero e per la prestazione, con potenti effetti sul sistema linfatico e nervoso.<br />
<strong></strong></p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Un sale prezioso: il cloruro di Magnesio</strong></span></h1>
<p><img class="alignright size-full wp-image-819" title="Cloruro di Magnesio" src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/Magnesium-chloride-3D-polyhedra.png" alt="Cloruro di Magnesio" width="180" height="165" />Il Cloruro di Magnesio (MgCl2) è un integratore alimentare utile sotto vari aspetti anche se purtroppo poco conosciuto. L&#8217;alimentazione tipica odierna è tendenzialmente povera di magnesio e questo sale ne è una fonte assimilabile ed economica (al consumatore circa 1 euro all&#8217;etto).</p>
<p>L&#8217;influenza che il magnesio esercita direttamente sul sonno e nel recupero della fatica è nota da anni; meno nota è invece la sua azione sull&#8217;assimilazione dei minerali, sul riequilibrio del sistema nervoso e su altri aspetti per i quali rimando alle pubblicazioni specializzate.</p>
<p>La dose solitamente consigliata è di un cucchiaino scarso sciolto in mezzo bicchiere d&#8217;acqua due/tre volte al giorno.</p>
<h1><span style="font-size: large;">Conclusione</span></h1>
<p>L&#8217;argomento riposo non è affatto esaurito; vi sono molti altri modi per migliorare il recupero, cercherò di condividerli prossimamente con i lettori interessati.</p>
<p>Buon riposo <img src='http://www.movimentoarcaico.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> ,</p>
<p>Massimo Mondini</p>
<p>Fondatore del Movimento Arcaico</p>
<p>Direttore di MovimentoArcaico.it</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La Zaryadka e i suoi Parenti nel mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 16:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Mondini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Zaryadka]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Brevi estratti e flash dai video istruttivi sulla Zaryadka. Ma la Zaryadka si fa solo nella grande Russia? In ogni parte del pianeta ci sono persone che al mattino quando si svegliano, o in qualsiasi altro momento della giornata, si sentono intorpidite e sentono il bisogno di vivificare il corpo, di scuotersi, di restituire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.movimentoarcaico.it/zaryadka/zaryadka-movimento-arcaico/."><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><span style="font-size: x-small;">Brevi estratti e flash dai video istruttivi sulla Zaryadka.</span></p>
<h1><span style="font-size: large;">Ma la Zaryadka si fa solo nella grande Russia?</span></h1>
<p>In ogni parte del pianeta ci sono persone che al mattino quando si svegliano, o in qualsiasi altro momento della giornata, si sentono intorpidite e sentono il bisogno di vivificare il corpo, di scuotersi, di restituire vitalità ed energia alle membra.</p>
<p>E’ così dalla notte dei tempi: dopo un lungo periodo di immobilità come quello del sonno o della posizione seduta muscoli,<strong> tendini ed articolazioni esigono un po’ di rispetto e ci chiedono di sgranchirci a dovere…</strong> se non ascoltiamo le loro esigenze andiamo incontro a fastidiose tensioni e a lungo andare danneggiamo seriamente il nostro organismo.</p>
<p>Ogni mammifero, dopo che è stato fermo per un po’, si stira e si scuote… basta osservare il cane o il gatto di casa per rendersi conto che non contravvengono mai a questa <strong>regola aurea della natura</strong>.</p>
<p>Anche l’essere umano ha mantenuto viva questa pratica ancestrale arrivando a sviluppare delle vere e proprie routine di rivitalizzazione delle membra mano a mano che aumentavano le sue esigenze.</p>
<p><strong>In India</strong>, dove da millenni si pratica Yoga e in Cina, dove è molto diffuso il <strong>Dao Yin</strong>, (attualmente più conosciuto col nome moderno <strong>Qi Gong</strong>), esistono comunque, ben distinte da queste pratiche, svariate forme di routine di esercizi che pongono enfasi sulla ricarica muscolare e sull’ampiezza dei movimenti delle articolazioni proprio come la Zaryadka, alcune tra le quali antiche, valide e molto diffuse.</p>
<p>Anche in <strong>Giappone</strong> la ginnastica rivitalizzante detta “<strong>Taiso</strong>” è praticata nelle scuole , nelle aziende e nelle palestre.</p>
<p><strong>In India il nome di queste tecniche è “Snavasjala”</strong>, purtroppo al giorno d’oggi è piuttosto difficile veder praticate sequenze complete; è invece facile trovarne la pratica di esercizi singoli, incorporati in danze tradizionali o in allenamenti di preparazione per le arti marziali.</p>
<p><strong>Forse la più praticata è la ginnastica conosciuta come Yi Jin Jing</strong> un termine che che può essere tradotto come “esercizio di scioglimento muscolare” oppure “tecnica di riscrittura dei tendini” e anche in altri modi (non invidio davvero i traduttori che hanno a che fare col cinese antico).</p>
<p>Anche in altre parti del pianeta è possibile veder praticate routine simili alla Zaryadka: in Europa occidentale, ad esempio, anni fa era piuttosto diffuso il <strong>sistema di Müller</strong> (praticato tuttora da mio nonno all’età di 94 anni), una routine eccellente che conserva la salute dell’intero organismo agendo proprio sulla mobilità tendineo-muscolare.</p>
<p>Mentre il sistema di Müller è nato per mantenere la salute in una popolazione che stava diventando sempre più sedentaria a causa dello stile di vita moderno (complimenti per la lungimiranza, eravamo all’inizio del ‘900!) le sequenze indiane e quelle cinesi sono nate con l’obiettivo di compensare le lunghe ore di meditazione immobile a cui si sottoponevano monaci, eremiti e religiosi di ogni tipo….</p>
<p>L’intento è comunque identico,<strong> restituire all’organismo la mobilità e la vivacità assopite e compromesse da una dannosa tendenza alla sedentarietà, dal mancato rispetto delle leggi che regolano la fisiologia dell’organismo.</strong></p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong> Zaryadka e YiJinJing a confronto</strong></span></h1>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-799" title="yi jin Jing" src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/qigong-man-150x150.jpg" alt="yi jin Jing" width="150" height="150" />Anche se il nome può suonare poco familiare in occidente, <strong>lo Yi jin Jing è forse la pratica ginnica più diffusa al mondo</strong>, potendo contare sui grandi numeri tipici della Cina popolare e sulla diffusione capillare che ha avuto sul territorio grazie anche ai manuali di stato come, ad esempio, il testo di Cho Ta Hung.</p>
<p>Come avviene per le pratiche largamente diffuse ne esistono<strong> varie versioni,</strong> alcune più brevi altre più lunghe e complesse, ma tutte hanno in comune gli stessi principi teorico-pratici e gli stessi obiettivi.</p>
<p><strong>Il confronto con la Zaryadka</strong> è naturale proprio perché l’obiettivo di entrambe le sequenze è quello di <strong>ottimizzare il tono dei muscoli e dei tendini, o meglio dell’unità miofasciale</strong> quindi è normale chiedersi quale delle due funziona meglio.</p>
<p>Considerato che ho deciso di girare il video sulla Zaryadka può sembrare ovvio che la risposta sia scontata e che ora che mi metta ad elencare tutti i vantaggi di questa… dire come e perché è meglio ecc.</p>
<p>Invece, secondo il mio parere, in senso di valore assoluto, <strong>si equivalgono</strong>, avendo entrambe vantaggi e svantaggi l’una sull’altra.</p>
<p>Ad esempio lo YiJinJing agisce un po’ di più sul sistema muscolare e su quello cardiovascolare (cioè allena di più forza e fiato) quindi , se una persona deve scegliere obbligatoriamente solo tra una delle due routine come esercizio esclusivo e non può fare nient’altro, allora potrei consigliare la sequenza cinese.</p>
<p>Altri punti di forza sono la maggiore complessità e varietà dei movimenti che ne rendono la pratica veramente stimolante e la continua ricerca della coordinazione tra movimento e respiro che costituisce la base per un’ottima ginnastica respiratoria.<strong><br />
</strong></p>
<h1><strong><span style="font-size: large;">Ma allora perché ho proposto quella russa?</span></strong></h1>
<p>Innanzitutto perché <strong>è molto difficile apprendere lo Yi Jin Jing tramite video</strong>; la presenza fisica dell’istruttore è non solo raccomandabile ma indispensabile: tutte le persone alle quali ho visto fare lo Yi jin Jing appreso da un video facevano errori gravi.</p>
<p>Anche perché purtroppo, in molti video, i maestri stessi non fanno esecuzioni impeccabili. Inoltre per il imparare correttamente lo Yi Jin Jing (ammesso che sia insegnata da un bravo maestro) <strong>ci vuole molto più tempo: secondo me almeno un anno di pratica quotidiana</strong>… e sto parlando delle routine più semplici che ho visto (Il che comunque non è malaccio considerato le metodiche cinesi, pensiamo ad esempio che per imparare il Taiji è bene mettere in conto come minimo una decina d’anni)</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Per imparare la Zaryaka in maniera discreta invece è sufficiente meno di un mese.</span></strong></p>
<p>Considerato che, per avere buoni risultati, non importa solo cosa fai ma soprattutto come lo fai… in questo modo i risultati arrivano molto prima.</p>
<p><strong>Un altro motivo è la durata: fare una Zaryadka completa</strong> (mi riferisco sempre ad una routine media) <strong>solitamente richiede dai 15 ai 20 minuti</strong>, mentre una sequenza di Yi Jin Jing almeno il doppio. Quindi, visto che tutti al giorno d’oggi vogliono risparmiare tempo, è meglio diffondere una pratica che una persona impegnata riesca a seguire con perseveranza e senza problemi, piuttosto che una sequenza che richiede una forte flessione della routine quotidiana.</p>
<p><strong>Altro punto fondamentale per il qual promuovo la Zaryadka è l’impatto che ha sulle articolazioni</strong>; anche lo Yi Jin Jing è molto buono in questo senso, ma la Zaryadka è più specifica e ottiene risultati più rapidamente.</p>
<p>Ho considerato quante persone hanno problemi legati allo scarso utilizzo delle articolazioni, non solo sui dati e i numeri delle indagini della scienza medica, ma anche sulla base di tante persone che mi hanno chiesto consigli in merito. Preservare la salute delle articolazioni è fondamentale!</p>
<p>Il motivo forse più importante, o per lo meno quello che è stato decisivo per me, è che <strong>nella Zaryadka ho individuato il primo gradino, l’inizio perfetto di un programma intelligente di attività fisica.</strong></p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Zaryadka e Taiso giapponese a confronto</strong></span></h1>
<p><img class="size-thumbnail wp-image-800 alignright" title="Taiso " src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/taiso11-150x150.jpg" alt="Taiso" width="135" height="135" /><strong>In Giappone “Taiso” è un termine molto generico</strong>, sotto il quale sono praticate varie forme di ginnastica, da quella olimpico a quella terapeutica, quindi questo confronto è chiaramente rivolto al taiso classico, quello formato da esercizi di scioglimento.</p>
<p>In effetti gli esercizi che compongono le più classiche routine di Taiso sono molto simili a quelli della Zaryadka; ci sono però importanti differenze:</p>
<ol>
<li>Nel Taiso non si arriva alla massima escursione del movimento dell’articolazione, privandosi così dei più importanti benefici</li>
<li>Le routine solitamente sono piuttosto brevi (di solito 5 minuti), troppo poco per stimolare efficacemente tutto il corpo e per una reale ricarica… ma sempre molto meglio di niente!</li>
</ol>
<p><strong>Ovviamente ci sono anche sequenza di Taiso di grande efficacia e più approfondite</strong>, ma le più diffuse comunque rispecchiano abbastanza queste tendenze.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Il sistema di Müller e la Zaryadka a confronto</strong></span></h1>
<p>Il sistema di Müller mi piace moltissimo e lo reputo tuttora, a più di un secolo dalla sua creazione, <strong>uno dei migliori programmi di educazione fisica in assoluto.</strong></p>
<p>Dagli scritti di Müller si capisce chiaramente che era una persona dotata di spirito d’osservazione e intuizione e traspaiono soprattutto la razionalità e l’intelligenza con le quali è riuscito ad assemblare al meglio le conoscenze dell’epoca, le sue esperienze personali e quelle di tantissime persone che si rivolsero a lui.</p>
<p>Il prodotto finale è un<strong> programma di 15 minuti di movimento che ha come obiettivo primario la salute della persona, ma che è anche in grado di migliorarne il potenziale atletico ed estetico</strong>.</p>
<p>L’esecuzione dei movimenti è in realtà molto simile a quella della Zaryadka, con l’aggiunta di frizioni per la pelle e qualche esercizio che richiede un maggior impegno muscolare.</p>
<p>In realtà le somiglianze con gli esercizi slavi sono molte, soprattutto se si pensa che i manuali occidentali di cultura fisica di quel periodo erano piuttosto centrati sullo sviluppo muscolare e sull’utilizzo di attrezzi (stava muovendo i primi passi l’idea del culturismo) e che<strong> Müller invece, come i russi, è molto più attento alla salute e alla funzionalità dell’organismo che non all’estetica.</strong></p>
<h1><strong> <span style="font-size: large;">Concludo…</span></strong></h1>
<p><strong>Potrei continuare a sfinimento, citare decine e decine di sistemi, dalla ginnastica svedese al &#8220;katsugen undo&#8221; giapponese</strong> ognuno con i suoi pregi e i suoi punti deboli ma non sarebbe veritiero, perché, in realtà, decidere di promuovere la Zaryadka non è stata una scelta sofferta.</p>
<p>Perché <strong>la Zaryadka, grazie alla sua semplicità ed alla serie di impressionanti effetti positivi, ha sbaragliato fior di “concorrenti” più famosi e commercialmente più attraenti.</strong></p>
<p>Alla fine, <strong>lo sforzo per diffondere la Zaryadka mi è stato abbondantemente ripagato dai risultati,</strong> le tante mail che mi arrivano stanno dando ragione a questa scelta: la Zaryadka sta raccogliendo dei veri e propri affezionati praticanti che l’hanno inserita con molta soddisfazione nelle loro giornate, indipendentemente da quanto queste siano lunghe o dense di impegni.</p>
<p>Massimo Mondini,</p>
<p>Fondatore del Movimento Arcaico</p>
<p>Direttore di MovimentoArcaico.it</p>
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		<title>Movimento Arcaico per Fisioterapisti: rispondere a esigenze reali</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 16:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Mondini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisioterapisti]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento Arcaico per...]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Movimento Arcaico, ripristinando funzioni motorie fondamentali, è un’integrazione eccellente per percorsi di terapia fisica e per le sedute di osteopatia. Claudio Bozzetti Esperto di tecniche di riabilitazione Massaggiatore della Nazionale Italiana di Calcio Quando finisci i tuoi studi e sei laureato come fisioterapista hai il desiderio che tutto ciò che hai fatto, studiato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/12/bozzetti1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-660" title="bozzetti" src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/12/bozzetti1.jpg" alt="bozzetti" width="124" height="124" /></a>Il Movimento Arcaico, ripristinando funzioni motorie fondamentali, è un’integrazione eccellente per percorsi di terapia fisica e per le sedute di osteopatia.</em></p>
<p><strong><a href="http://gallery.figc.it/club_italia/html/bozzetti.htm" target="_blank">Claudio Bozzetti</a><br />
Esperto di tecniche di riabilitazione<br />
Massaggiatore della Nazionale Italiana di Calcio</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Quando finisci i tuoi studi e sei laureato come fisioterapista hai il desiderio</strong> che tutto ciò che hai fatto, studiato e praticato ti sia riconosciuto e vuoi un lavoro, una carriera che vada incontro alle tue aspettative e che ti ripaghi economicamente e con un&#8217;adeguata soddisfazione professionale.</p>
<p style="text-align: left;">Probabilmente vuoi anche gli strumenti per continuare a crescere e migliorare costantemente le tue abilità, forse ti sei reso conto che la formazione ricevuta all’università ha tutti i punti di forza e tutti i punti deboli della formazione accademica, come è ovvio che sia.</p>
<p>Quello che ti propongo è un percorso di formazione studiato per le esigenze reali dei fisioterapisti.</p>
<h1 style="text-align: left;"><span style="font-size: large;"><strong>Cosa vuol dire &#8220;esigenze reali&#8221;?</strong></span></h1>
<p style="text-align: left;">Vuol dire che, sia che tu lavori in una struttura, sia che tu abbia il tuo studio privato o con dei colleghi, molto spesso ti serviranno delle abilità personali che difficilmente sono insegnate all&#8217;università o nei corsi di specializzazione.</p>
<p style="text-align: left;">Quando hai di fronte una persona che ha bisogno di riabilitazione o di lavorare su un qualsiasi suo deficit fisico ti servono certamente delle tecniche precise ed efficaci, ma ti serve anche la tua abilità personale nell&#8217;applicarle, la tua abilità personale per capire non solo la patologia ma la persone che hai di fronte, per poter far leva su qualsiasi risorsa possa aumentare l&#8217;efficacia del percorso terapeutico e quindi il benessere del tuo paziente.</p>
<p><em><a href="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/osteopatia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-795" title="osteopatia" src="http://www.movimentoarcaico.it/wp-content/uploads/2011/08/osteopatia-150x150.jpg" alt="osteopatia" width="150" height="150" /></a>I movimenti eseguiti con la scioltezza e la calma che Massimo suggerisce sono l&#8217;ideale per far riacquistare alla schiena una buona mobilità senza traumi; inoltre, insieme agli esercizi di mobilità articolare, possono essere il complemento ideale di un trattamento osteopatico.</em></p>
<p><strong>Giovanni Amadasi<br />
Direttore del Collegio Italiano Osteopati</strong></p>
<p><strong>L&#8217;elemento che ho notato che più interessava e del quale sentono più l&#8217;esigenza è una visione complessiva, bio-centrica e integrale dell&#8217;essere umano:</strong> la maggior parte dei laureati in TdR, anche i più preparati, spesso quando si trovano a contatto con  i pazienti sentono che la loro preparazione , per quanto valida, è di carattere settoriale e  carente di elementi che, pur esulando dal contesto specifico, potrebbero in molti casi essere di grande aiuto.</p>
<p>Il punto cardine però, quello che fa funzionare il tutto, è che il fisioterapista che inizia un percorso del genere fa innanzitutto un lavoro su di sé che gli consente di ampliare le proprie conoscenze e soprattutto la propria capacità di osservare il movimento delle persone, il loro tono e la loro configurazione raccogliendo così un insieme di informazioni , quasi una gestalt, che poi può utilizzare non solo per gestire al meglio il recupero del miglior movimento ma anche per decidere come utilizzare altri strumenti della suo bagaglio professionale come ad esempio manipolazioni, esercizi terapeutici, posture, ecc.</p>
<p><strong>Quello che mi sta a cuore è che il fisioterapista acquisisca le conoscenze  e gli strumenti per fare un importante salto di qualità</strong> e definirsi come un professionista in grado di portarti da uno stato di lesione, patologia o  comunque difficoltà alla soluzione dello stesso (per quanto possibile) ed, in ogni caso, all&#8217;inizio di un&#8217;avventura evolutiva, una vera propria esplorazione delle possibilità di sviluppo e arricchimento delle proprie funzioni vitali e abilità senso-motorie.”</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Cos&#8217;è il Movimento Arcaico e perché è utile nella riabilitazione</strong></span></h1>
<p><strong></strong>Il Movimento Arcaico <strong>è un percorso che permette alle persone di accedere a risorse innate ed evolverle costantemente e coerentement</strong>e: questo permette di migliorare molti aspetti della propria prestazione nello sport, nell&#8217;arte e nelle relazioni.</p>
<p>Il movimento arcaico <strong>non nasce come terapia e non è una tecnica di fisioterapia ma è un insieme di conoscenze, modelli e approcci tecnici e strategici per ottimizzare il funzionamento motorio e sensomotorio dell&#8217;essere umano</strong>: il fisioterapista  può quindi utilizzare questi strumenti in ambito terapeutico, sulla base di conoscenze pregresse e o integrativa, per migliorare in maniera significativa la risposta del paziente da un punto di vista fisico, psichico ed emozionale.</p>
<p>La pratica del Movimento Arcaico prevede un <strong>programma strutturato per recuperare in maniera precisa e sequenziale tutte le abilità motorie prototipiche dell&#8217;essere umano.</strong></p>
<p>La sua unicità è data da un insieme di<strong> caratteristiche non riscontrabili nella maggior parte delle scuole di tecniche di fisioterapia</strong>, di posturologia o di consapevolezza motoria.</p>
<p>Il recupero e l&#8217;integrazione dei movimenti archetipici, delle abilità di apprendimento sensorialmente basate e delle abilità motorie e bio-motorie più evolute si svolge in maniera integrale, stimolando le risorse genetiche naturali dell&#8217;individuo, la coerenza senso-motoria e l&#8217;abilità del miglior impiego delle energie.</p>
<p>Lo sviluppo di questi schemi non si limita ad <strong>ottimizzare le risorse del paziente per il miglior recupero possibile della lesione</strong>, o di qualsiasi altro stato patologico, ma è indirizzato a <strong>mobilizzare in toto le risorse dell&#8217;individuo per orientarlo ad un utilizzo migliore del proprio organismo che lo porti ad una struttura più forte e flessibile</strong>.</p>
<p>Il fisioterapista che segue i principi del Movimento Arcaico non è più orientato a percepire il paziente come una lesione o l&#8217;esito di una patologia ma concepisce il paziente come una persona con un insieme di potenzialità  tra le quali c&#8217;è il pieno recupero della lesione.</p>
<p>Ma c&#8217;è anche molto di più: <strong>il riequilibrio ed il potenziamento di tutta la configurazione corporea.</strong></p>
<p><strong>Questo cambio di prospettiva</strong> non solo migliora le effettive possibilità terapeutiche grazie ad una visione più ampia, ma anche <strong>il rapporto col paziente sarà completamente diverso</strong>, perché questo non si sentirà un malato che si deve curare ma una persona che inizia a sviluppare delle abilità che magari nemmeno credeva di avere.</p>
<p>Per questo <strong>il fisioterapista non è più solo il “meccanico” che aggiusta la parte rotta</strong> (visone purtroppo comune a molti pazienti), ma è un professionista con delle abilità e degli strumenti di altissimo livello, alleato per il recupero della nostra funzionalità e per il riequilibrio del nostro organismo.</p>
<p>L&#8217;aspetto forse più peculiare del Movimento Arcaico è che <strong>il fisioterapista vive integralmente in prima persona l&#8217;esperienza  prima di trasporre quanto acquisito nel lavoro con altre persone.</strong></p>
<p>Non è semplicemente come provare degli esercizi e farsi fare una manipolazione per capire come funziona o come sono le sensazioni: <strong>il fisioterapista si immerge completamente nel movimento fino a padroneggiarne i principi</strong>, fino ad avere le abilità necessarie per utilizzarlo creativamente, senza più bisogno di modelli prestabiliti o protocolli.</p>
<p><strong>Il motivo è semplice</strong>: non puoi aiutare una persona a recuperare i pattern motori archetipici e tutte le potenzialità a questi connesse se tu per primo non hai un idea molto precisa di quali siano e di come arrivarci e non puoi avere quest&#8217;idea se non è una dimensione che ti appartiene.</p>
<p>Il valore del materiale che ti è fornito ai corsi e delle esperienze che farai è sicuramente molto alto ed è ovvio percepire che è utile e voler approfondire questi temi: <strong>devi comunque tenere presente che non è un percorso adatto a tutti i i fisioterapisti</strong>&#8230; è adatto solo a chi ha come direzione personale e professionale il costante miglioramento, l&#8217;apertura mentale e l&#8217;approfondimento continuo.</p>
<h1><strong><span style="font-size: large;"> Alcune tra le peculiarità del Movimento Arcaico:</span></strong></h1>
<ul>
<li>L&#8217;utilizzo della corretta progressione nella ricapitolazione ontogenetica per fornire al paziente tutti gli  Elementi costitutivi dell&#8217;essere “motorio”</li>
<li>Il setting che da terapeutico diviene esperienziale e generativo</li>
<li>La mobilitazione di risorse ed energie costituzionali archetipiche</li>
<li>L&#8217;integrazione dei riflessi posturali e dei pattern respiratori</li>
<li>Il condizionamento tissutale e delle catene miofasciali</li>
<li>La perfezione del gesto attraverso i pilastri del movimento</li>
<li>L&#8217;utilizzo di ogni canale sensoriale per l&#8217;espansione e l&#8217;integrazione degli schemi motori</li>
<li>L&#8217;arricchimento e il completamento dello schema corporeo su tutte le stratificazioni e tutte le funzioni</li>
<li>L&#8217;utilizzo dei pattern ritmici per calibrare le abilità di reclutamento muscolare e di gestione della forza applicata</li>
</ul>
<h1><span style="font-size: large;">Movimento Arcaico e posturologia</span></h1>
<div>
<p>La maggior parte dei metodi di <strong>Posturologia</strong>, hanno ancora un <strong>approccio meccanico</strong> (tira di qua molla di là) pensando che con esercizi basati sull&#8217;immobilità e sulle tensioni muscolari si possa risolvere il problema di un disallineamento del corpo.</p>
<p><strong>In realtà</strong> per migliorare in modo ottimale e duraturo la postura occorre sì bilanciare eventuali squilibri muscolari ma anche e soprattutto <strong>eliminare le cause originarie</strong> che hanno portato a questi squilibri.</p>
<p>Queste cause in alcuni casi possono essere di <strong>origine traumatica</strong> (in questo caso se ne occuperà un osteopata o un professionista con abilità specifiche) oppure, nella maggioranza dei casi, sono dovute ad <strong>abitudini</strong> come ad esempio, fare movimenti scorretti al lavoro, dormire in una posizione sbagliata, respirare in maniera non naturale, tendere determinati muscoli quando si è sotto pressione o si deve gestire una situazione stressante ecc.</p>
<p>E&#8217; qui che il Movimento Arcaico raggiunge la sua massima efficacia; mettendoti nella <strong>condizione migliore</strong>, quella che noi chiamiamo “<strong>archetipica</strong>”, tu sarai in grado di gestire tranquillamente tutto questo: i tuoi movimenti diverranno ogni giorno <strong>più fluidi ed efficienti</strong>, il tuo respiro più libero e la tua capacità di gestire lo stress migliorerà così tanto che quando tra qualche mese ti guarderai indietro ti verrà spontaneo dire&#8230; meno male che ho imparato come fare.</p>
</div>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>Moduli Base</strong></span></h1>
<p>I seguenti corsi sono indipendenti tra loro e possono essere frequentati in qualsiasi ordine (salvo quando diversamente specificato)</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>1. Le funzioni vitali</strong></span><em><strong><br />
</strong></em></h1>
<p>Alcuni validi autori hanno utilizzato il ripercorrere lo sviluppo delle funzioni vitali per facilitare il processo terapeutico (Roods, Holle, Kabat e altri) ottenendo risultati significativi soprattutto in ambito neurologico.</p>
<p>L&#8217;approccio del Movimento Arcaico attraverso la <strong>ricapitolazione ontogenetica</strong> fornisce al fisioterapista un insieme di strumenti per ampliare le capacità di base delle persona con cui lavora, qualsiasi sia il tipo di percorso terapeutico che sta affrontando:</p>
<ul>
<li>Individuare eventuali “anelli deboli” nella<strong> concatenazione dei pattern motori</strong></li>
<li><strong>Intervenire in modo lineare e non-lineare nel recupero degli stessi</strong></li>
<li>Potenziare <strong>l&#8217;integrazione tra i vari schemi motori</strong> permettendo una miglior coordinazione tra questi (ad esempio tra respirazione e fonazione o tra i riflessi di raddrizzamento e quelli di “stabilizzazione”)</li>
</ul>
<h1><span style="font-size: large;"><strong> 2.I Movimenti Archetipici</strong></span></h1>
<p>In questo modulo si apprendono e si sviluppano i movimenti archetipici di base come forma di potenziamento dell&#8217;organismo e come movimenti di completamento della riabilitazione motoria e senso-motoria.</p>
<p><strong>Sviluppare e integrare un movimento archetipico</strong> non vuol dire solamente appropriarsi di un nuovo schema motorio per quanto funzionale ma significa <strong>agire su un insieme di comportamenti che sono sempre stati l&#8217;espressione massima delle potenzialità umane</strong>, quindi attivare delle risposte che coinvolgono l&#8217;essere umano su tutti i piani somatoemozionali.</p>
<p>Ad esempio, <strong>trattare un paziente con problemi di instabilità lombare o uno squilibrio della pelvi può essere fatto con molti metodi validi (manipolazioni,  ginnastica propriocettiva, PNF, ecc ) ma portarlo all&#8217;esecuzione della gestualità primitiva vuol dire fare un passo ulteriore</strong>: è portare il paziente nel percorso nel quale le caratteristiche le abilità motorie del tratto lombo-pelvico si sono sviluppate, nel contesto in cui scopre la reale dimensione delle potenzialità motorie e di risposta alle sollecitazioni di un segmento corporeo così importante.</p>
<p><strong>Molti autori (Masgutova e altri) si concentrano sull&#8217;aspetto evolutivo</strong> dei movimenti archetipici: il fatto che questi costituiscano la base per ogni futuro apprendimento motorio fa di questi una piattaforma d&#8217;esercizio ottimale per il recupero delle abilità più importanti&#8230; e ciò è sicuramente innegabile … ma emerge un ulteriore e altrettanto vitale possibilità di applicazione di questi nel momento in cui li consideriamo non solo da un punto di viste dell&#8217;effetto sul SNC ma per gli effetti che hanno sugli altri sistemi e su come la pratica porti ad esperire  globale.</p>
<p>La persona che modifica il pattern della deambulazione passando da uno pur bilanciato, ad uno realmente archetipico, ottimizzerà l&#8217;utilizzo delle articolazioni, della respirazione, godrà di una miglior circolazione e soprattutto, la camminata passerà dall&#8217;essere una lavoro fisico ad essere un piacere fisico.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>3. L&#8217;approccio alla persona</strong></span></h1>
<p><strong>La lettura del corpo della persona, la comprensione del suo stile di comunicazione, delle sue esigenze e delle sue potenzialità</strong> sono abilità che si acquisiscono in tanti anni di pratica ma che possono essere migliorate rapidamente se si conoscono alcuni<strong> parametri fondamentali da osservare</strong>: parametri non clinici, non inerenti alla diagnosi o alla sua momentanea condizione di paziente, bensì parametri archetipici, pre-culturali che ti indicano  come il paziente sta vivendo ed elaborando soggettivamente la lesione o lo stato patologico, indipendentemente da che tipo di patologia sia.</p>
<p><strong>Attenzione: non si tratta di tecniche psicologiche</strong>, ma di sviluppare l&#8217;abilità di entrare in risonanza con l&#8217;altra persona, sviluppare un acume percettivo sensorialmente basato quindi naturale&#8230; né tecnico, né mistico.</p>
<p>Il professionista che possiede questo strumento non solo ha una<strong> chiave di lettura più ampia della realtà interiore della persona</strong>, ma ha la sicurezza e la padronanza di comunicare congruentemente ed efficacemente con la persona stessa&#8230; trovando così un prezioso, irrinunciabile  alleato nel processo terapeutico.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>4. Le risorse ideomotorie</strong></span></h1>
<p><strong></strong>Purtroppo pochi insegnano ad utilizzare la mente come risorsa per migliorare le qualità fisiche e ancor peggio, alcuni si cimentano in tentativi che si rivelano controproducenti.</p>
<p>Sono pochi i terapeuti che sanno come aiutare e condurre i propri pazienti attraverso l&#8217;utilizzo delle risorse immaginative per ottenere positivi riscontri fisici. Anzi, spesso purtroppo molti, per una mancata conoscenza della materia, ottengono l&#8217;effetto opposto. L&#8217;utilizzo dello stimolo ideomotorio può fare la differenza tra un esercizio riuscito e uno non riuscito poiché coinvolge molto più pienamente il sistema nervoso della persona.<br />
<em><strong><br />
</strong></em><strong>E&#8217; importante che il fisioterapista padroneggi questo strumento innanzitutto per:</strong></p>
<ul>
<li>Migliorare la qualità del proprio movimento</li>
<li>Insegnare alla persona ad allineare le proprie risorse (connessione mente-corpo-movimento)</li>
<li>Migliorare la qualità del movimento in qualsiasi esercizio/schema il paziente svolga: sia per quel che riguarda i parametri dell&#8217;esecuzione, sia quelli della percezione.</li>
</ul>
<p>Il terapeuta specializzato in manipolazioni potrà notare con un minimo di sensibilità palpatoria come i tessuti di una persona coinvolta in un &#8216;esercizio di carattere ideomotorio modifichino il loro tono ed utilizzare quindi opportune istruzioni verbali per ottenere una sinergia (di carattere endogeno) col proprio operato: ad esempio non sempre la reazione del paziente è quella ottimale per usufruire pienamente dei benefici della manipolazione, questo può avvenire per diversi motivi (algie in atto, ipersensibilità, vissuto emotivo ecc) se invece il paziente è direzionato da un opportuno stimolo, una rappresentazione interna adeguata, allora la sua reazione sarà di maggior “ricezione” e collaborazione.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>5. La riconfigurazione somatica</strong></span></h1>
<p><strong>Oltre il mero allineamento dei segmenti corporei:</strong> in una struttura equilibrata ogni aspetto del sistema contribuisce al mantenimento di una configurazione funzionale, pertanto è fondamentale recuperare le qualità prototipiche di postura, respirazione e deambulazione creando le debite e naturali sinergie tra tutti i sistemi dell&#8217;organismo deputati a questa funzione.</p>
<p><strong>Dalla dispensa del Corso PRP:</strong></p>
<p><strong></strong><em>“In base alle mie ricerche, e soprattutto alla mia esperienza pratica, postura, respirazione e portamento sono tre aspetti fortemente intersecati del nostro modo di essere; sono talmente inscindibili che ogni esercizio che produce effetti su uno di questi elementi non può non produrne sugli altri. Sono talmente inscindibili che, ai fini di una più esatta comprensione, conviene utilizzare un termine unico che si riferisca ad un concetto unico, comprensivo dei tre elementi: utilizzeremo il termine “configurazione somatica”. </em></p>
<p><em>[...] una qualunque modifica a livello posturale si riflette così immediatamente ed inevitabilmente sul modo di respirare e sul modo di camminare da far pensare che scindere gli aspetti sia arbitrario e fuorviante. Enfatizzare nella pratica solo uno degli aspetti, come purtroppo avviene nella quasi totalità delle scuole, è, a mio avviso, metodologicamente arbitrario e controproducente in termini di qualità dei risultati e di rapporto tempo investito/benefici duraturi ottenuti. In realtà poi il concetto di configurazione somatica si estende, ovviamente, a molti altri aspetti biologici/esistenziali poiché un cambiamento della stessa può esercitare influenze molteplici sull&#8217;organismo  riscontrabili nel funzionamento degli organi interni, a livello neurovegetativo o anche in comportamenti di interazione con gli altri o con l&#8217;ambiente”</em></p>
<p>Tra le esperienze motorie proposte non si presentano: posizioni statiche, respirazioni “forzate” o rilassamenti indotti direttamente. Non compaiono nemmeno movimenti guidati di “educazione posturale”.</p>
<p>Il programma ricodifica i pattern in maniera molto dolce e graduale (soprattutto se confrontato ad altre scuole) nel pieno rispetto di tutte le funzioni organiche; questo permette di relazionarsi al cliente in un rapporto più sulla lunga distanza ma che produce risultati immediati e sulla base di una pratica decisamente più piacevole e coinvolgente.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>6. La gestione delle forze e dell&#8217;equilibrio nella terapia manuale</strong></span></h1>
<p><strong></strong>Questo modulo si rivolge a <strong>tutti i fisioterapisti che praticano qualsiasi metodo o tecnica di terapia manuale</strong>. E&#8217; un corso  fondamentale  perché insegna a organizzare il proprio corpo, le proprie abilità percettive e l&#8217;espressione delle forze  nel contesto tipico dell&#8217;attività terapeutica manuale.</p>
<p>Spesso interagire col corpo del paziente e concentrarsi sull&#8217;effetto che il  massaggio deve avere sui suoi tessuti fa sì che si possa perdere la percezione del proprio equilibrio e del proprio allineamento: questo allontana  drasticamente dall&#8217;utilizzo ottimale del corpo.</p>
<p><strong>Apprendere a manipolare da una posizione di equilibrio e forza impiegando la propria energia in maniera ottimale</strong> permette non solo di risparmiare inutili sforzi e di non logorare i propri tessuti ma anche di essere più sensibili ed efficaci nell&#8217;esecuzione delle proprie tecniche , qualsiasi sia la scuola di provenienza.</p>
<h1><span style="font-size: large;"><strong>7. La cefalea muscolo tensiva: </strong><strong>visione archetipica e approccio integrale</strong></span></h1>
<p><strong>La preoccupante diffusione delle cefalee mio-tensive (in costante aumento secondo i dati OMS)</strong> rende evidente come sia sempre più necessario una<strong> collaborazione interdisciplinare ben coordinata tra le varie figure sanitarie per affrontare il problema.</strong></p>
<p>Il<strong> fisioterapista può rivestire un ruolo fondamentale</strong>, apportando un aiuto che va ben oltre al semplice massaggio decontratturante o alla blanda mobilizzazione dell&#8217;area interessata.</p>
<p>Attraverso la<strong> pratica mirata di determinati pattern archetipici non solo si riequilibra la muscolatura e quindi si riducono le tensioni a livello sub-occipitale e gleno-omerale</strong> che spesso originano i dolori ma il paziente avrà anche un altra serie di importanti vantaggi:</p>
<ul>
<li>Impara nuovi pattern motori più funzionali che eviteranno la ricomparsa degli squilibri</li>
<li>Sviluppa sensibilità e consapevolezza propriocettiva</li>
<li>Migliora la circolazione dei fluidi nell&#8217;area interessata</li>
<li><strong>Lombalgie e dorsalgie:</strong> visione archetipica e approccio integrale</li>
<li><strong>Coxalgia e coxo artrosi:</strong> visione archetipica e approccio integrale</li>
<li><strong>Moduli di approfondimento </strong></li>
<li>Pulsazione ritmica</li>
<li>Continuum motorio e somato-emozionale</li>
</ul>
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